
Nicoletta Vallorani
di
Nicoletta Vallorani
Forse il più famoso libro di Nicoletta
Quello che ho amato di più, in assoluto
Di nuovo ospito uno scritto di Paola Rondini, autrice del romanzo Miniature. Una bella storia che utilizza il genere thrilling per raccontare di un viaggio, non solo attraverso l'Europa, ma nella verità e nelle passioni dei tre protagonisti:Daniel Biasi, Iago Milar e Milla. Tre personaggi indimenticabili.

Fanucci editore
p. 288
€ 16,5
PIRAMIDI

PAOLA RONDINI
foto di Sara Lando

Pablo Picasso, Weeping Woman, 1937
E' interessante il confronto virtuale nato dopo il post A.A.S.I.C. E' interessante perché la scrittuta va sempre a toccare nervi scoperti ed emozioni profonde.
Le interpretazioni sulla scrittura sono tante, ma quello che io sostengo - e sosterrò sempre - è che prima di infrangere le regole, prima di sovvertirle (in qualunque campo) bisogna conoscerle e conoscerle bene.
Proprio ieri si parlava anche di questo, durante una tavola rotonda all'Università Cattolica di Milano (all'interno della manifestazione El Dìa Negro, organizzata dal professor Dante Liano), presenti Nicoletta Vallorani, Ben Pastor, Margherita Oggero, Marcello Fois, io, conduttore Luca Crovi. Vallorani diceva che Picasso sapeva disegnare alla perfezione e creare un quadro "tradizionale" non sarebbe stato certo un problema per lui, ma ha fatto altro, ha creato dipinti davanti ai quali, talvolta, uno può pensare: "Sì, ma così so dipingere anch'io. Prendo una tela, ci schizzo sopra un po' di colori, mischio e faccio il capolavoro". Mi sa che non funziona così. Prima di fare quel quadro lì, che pare dipinto da un bambino pasticcione, Picasso ha studiato e studiato e dipinto e dipinto e dipinto e copiato, e buttato.
La lingua italiana (come tutte le lingue del mondo) è uno strumento meraviglioso, ricco di possibilità d'indagini, esperimenti, riflessioni, giochi, rotture. Ma la lingua italiana, seppur viva e in movimento, ha delle regole che è bene conoscere per bene utilizzarla.
Per fare un buon romanzo, un buon racconto, un'Opera letteraria, è chiaro, non basta saper scrivere correttamente. Ci vuole anche una cosa che si chiama "talento", ci vogliono i personaggi, gli intrecci, il ritmo, le pause. Ci vogliono le STORIE. Non è che tutti si possa diventare Grandi Scrittori; questo non impedisce, però, di scrivere bene belle storie.
E' vero, qualche volta capita di leggere una storia interessante anche se piena di errori (gli editor esistono per intervenire in questi casi). Ma, credetemi, non è così frequente. E' più frequente leggere una brutta storia scritta pure male. E se una storia è scritta bene ma è brutta, sarebbe stato meglio non pubblicarla.
Il punto, molto interessante, è: cosa fa di un libro un brutto libro? Qui, mi astengo dal dire, perché l'interpretazione è assolutamente, meravigliosamente personale. Io adoro libri che altri detestano e viceversa.
Ma sulla buona scrittura non mi smuoverò di un millimetro, mai. Uno deve saper scrivere se vuol comunicare con la scrittura.
Chiudo con questa riflessione di John D. McDonald: "Perché è così che bisogna fare. Non c'è altro modo. La diligenza forzata è quasi sufficiente. Ma non basta. Bisogna avere il gusto delle parole. Esserne ghiotti. Bisogna desiderare di rotolarcisi dentro. Bisogna leggerne milioni, scritte da altri. Bisogna leggere tutto con divorante invidia o con annoiato disprezzo."

Pablo Picasso, Nudo, 1895/96
Domani sera (per chi legge il 6 maggio) e questa sera (per chi legge il 7) dalle 20 sino alle 21 e qualcosa, dai microfoni di Radionation, andrà in onda "Un mercoledì da leoni" gentilmente offerto da me, medesima, Daniela_Elle. Si parlerà di cinema ma anche no. Ah, c'è anche la Musica.
Le istruzioni per intervenire in diretta:
• puoi ascoltare e continuare a navigare (si apre un piccolo player)
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Seguirà podcast per eventuali ascolti in differita.
Poi non dite che non ve l'avevo detto.


Che sta per Attenti Aspiranti Scrittori in Corsa.
Perché io ve lo devo dire, ce l'ho qui, sullo stomaco, da un sacco di tempo.
La scrittura è un'arte nobile, richiede tanto. Talento, energia, determinazione, fortuna, impegno, studio, lavoro, letture, scritture, tagli, riscritture, riletture, silenzio, attese, rispetto, amore, forza, emozioni, creatività, cervello, corpo, respiri, sangue, sudore, fatica. E poi di nuovo: talento, energia, determinazione, fortuna, impegno, studio, lavoro, letture, scritture, tagli, riscritture, riletture, silenzio, attese, rispetto, amore, forza, emozioni, creatività, cervello, corpo, respiri, sangue, sudore, fatica. E ancora e ancora.
Perché la scrittura è sì un'arte, ma è anche un mestiere e come tutti i mestieri richiede la fatica di impararla.
Non è che uno si alza la mattina e dice: "Cosa faccio oggi? Stiro, lavo, preparo un uovo alla coque? Ma no, scrivo un libro...". Non funziona così, per i motivi sopra indicati e per i motivi che non ho indicato ma che sono mille e ancora mille.
Perché vi scrivo tutto ciò? Perché sono stanca di ricevere racconti, romanzi, poesie SCRITTI MALE! E stanca di dover dare spiegazioni a chi si pretende letto e pubblicato senza essere capace di scrivere "perché" con l'accento giusto, "qual è" senza l'apostro, "po' " CON l'apostrofo e NON con l'accento, che non sa usare i congiuntivi, che non sa usare il tempo passato, remoto, o futuro.
Ora, il talento non si insegna. E' un po' come le lentiggini: o le hai o non le hai. Ma la buona scrittura sì, la si può imparare, soprattutto leggendo leggendo leggendo.
Quindi, Aspiranti Scrittori (e taluni lo restano tutta la vita, eh? pure dopo aver pubblicato pile di libri, 'ché non è la quantità che fa uno scrittore..), fate un regalo all'umanità tutta: se volete scrivere, prima imparate a farlo. Abbiate rispetto della nobile arte, di voi stessi e di noi poveri cristi che vi leggiamo.
Ah, l'ho scritto. Mi sento già meglio...

Ringrazio di cuore l'amico Loriano per il suo piccolo dono...

Perché fino a quando anche un solo lavoratore continuerà a morire per incuria, mancanza di sicurezza, menefreghismo, colpevole avidità, che festa è?

Noi siamo gli operai dei cartoni animati
di
Stefano Benni
Noi siam gli operai Siamo i supereroi
Voliamo tra i palazzi E non cadiamo mai
Oppure se cadiamo Di colpo rimbalziamo
Tra presse e macchinari Finiamo schiacciati
Ma interi ritorniamo
Noi siam supereroi Noi siamo gli operai Dei cartoni animati
Talvolta in un rogo Finiamo bruciati
Ma è un trucco, e dalle fiamme Usciamo e risorgiamo E divi diventiamo
Noi respiriamo i gas E ingoiamo veleni
Ma è un trucco, e tutti ridono Specialmente i padroni Perché siam supereroi
Virtuali ed inventati Noi siamo gli operai Dei cartoni animati
E le auto si moltiplicano E le autostrade ingorgano
Ed i palazzi crescono E i guadagni ottimizzano
E un giorno finirà Il cartone animato
E il sangue si vedrà Qualcuno si chiederà
Se il film era truccato Ma sia rassicurato
Era assai ben girato Il film sugli operai
Che son supereroi Non credete ai giornali
E' vero, siamo morti Ma ci han ridisegnati
Noi siamo gli operai Dei cartoni animati
brano tratto da http://nomortilavoro.noblogs.org/
Ho dormito
su di te
alga verde
nel suo oceano.
Cri
Con oggi si conclude Scrivi d'amore.
Scrivere d'amore credo sia una delle cose più difficili del mondo: sembra che tutti abbiano già detto tutto e meglio, Invece, le vostre lettere sono bellissime, emozionanti e dal momento che non siamo riuscite a pubblicare tutte quelle che ci sono piaciute, può essere che le ritroverete sparse qua e là, nel blog.
Grazie della vostra dsponibilità e della voglia che avete avuto di condividere con noi le vostre parole, il vostro tempo, le vostre emozioni.
Alla prossima sfida...
Un abbraccio a tutti voi,
Barbara e Daniela
E' una lettera d'amore, questa? non lo so. non so se è una lettera, intanto. perché non la scrivo perchè tu la legga. e non so cos'è amore.
Ci siamo finiti addosso per caso, come venir beccati dal fulmine in una giornata serena. e ci siamo esplosi dentro in tempi record. una sorpresa, uno choc.
Per me tutto nuovo, e la meraviglia di scoprirmi in versione inedita, forse perché inedito era l'incontro con il tipo d'uomo che ho sempre cercato.
Per te lo stupore di desiderare tutta una donna, corpo e anima. di comunicare, di raccontare.
Di darti, di prendere, di fondersi in un respiro.
Per me un uomo vero, vivo, brusco, ironico, profondo e profondamente umano.
Per te una donna che sa, e accetta.
So tutto di te, anche quello che non vorresti mai dirmi. so della tua curiosità insopprimibile, del tuo bisogno di giocare e vincere, sempre. conosco la tua brama di vivere, di succhiare ogni goccia di esistenza, di andare sempre oltre. E non vorrei mai fermarti, perchè significherebbe spegnerti.
Perché non saresti più tu.
Sei come un bambino, in un certo senso. bugie che sono un non dire, marachelle quasi innocenti nella loro superficialità, non rendendosi minimamente conto dei danni che a volte si possono fare.
E io ti guardo, e so come sei, e so che ne hai bisogno.
E so che hai anche bisogno di me, e che comunque con me è diverso.
Non nego che in qualche momento ho dubitato che la mia fosse un'illusione, che talvolta non è stato facile accettare di dividere il poco che abbiamo.
Ma ogni volta poi ti ho visto, e ti ho sentito, e ho avuto solo certezze.
E una serenità enorme nella consapevolezza che non potrò perderti mai.
Perché non ti potrò mai nemmeno avere, se non per qualche attimo.
Ma in quegli attimi sei mio come mai di nessuna, e questo mi basta.
Forse, dopotutto, lo è, una lettera.
E forse, dopotutto, nonostante tutto, è amore.
Per sempre o mai, profondamente tua
Roxanne
Buon 25 aprile!

S. Vittore 13.1.'45
A te mio dolce amore caro io auguro pace e felicità. Addio amore...
Roberto Ricotti Condannato a morte
Tu che mi hai dato le uniche ore di felicità della mia povera vita...! a te io dono gli ultimi miei battiti d'amore... Addio Livia, tuo in eterno...
Roberto
Roberto Ricotti
Di anni 22 - meccanico - nato a Milano il 7 giugno 1924 -. Nel settembre 1943 fugge dal campo di concentramento di Bolzano e si porta a Milano dove si dedica all'organizzazione militare dei giovani del proprio rione - nell'agosto 1944 è commissario politico della 124^ Brigata Garibaldi SAP, responsabile del 5° Settore del Fronte della Gioventù -. Arrestato il 20 dicembre 1944 nella propria abitazione di Milano adibita a sede del Comando del Fronte della Gioventù - tradotto nella sede dell'OVRA in Via Fiamma, indi alle carceri San Vittore - più volte seviziato -. Processato il 12 gennaio 1945, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato per appartenenza a bande armate -. Fucilato il 14 gennaio 1945 al campo sportivo Giurati di Milano, con Roberto Giardino ed altri sette partigiani -. Proposto per la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Dov’eri quella domenica di un agosto arroventato tra cuscini gonfiabili e asciugamani inutilmente refrigeranti, mentre inghiottivo rabbia e solitudine senza che parola umana giungesse ad alleviarmi la pesantezza della giornata?
Dov’eri tu nelle caotiche mattinate di lavoro, afflitta dall’arroganza di chi sa di fingere per poi scaraventarti addosso un oceano di responsabilità?
Dov’eri tu nelle sterminate strade affollate del corso quando al sabato le coppie annoiate in segreto mi sbattevano in faccia il loro essere uniti in pubblico solo per farmi corrodere dall’invidia?
Dov’eri tu quando il Natale sembrava soltanto una lunga teoria di giornate premonitrici di qualcosa di elettrizzante, per poi ridursi a un lento pozzo buio in cui affondare sofficemente nella noia?
Dov’eri tu, quando nelle allegre riunioni tutti si presentavano accompagnati da sorridenti e rilassanti amici, e i miei occhi vagavano alla vana ricerca di qualcuno che avrebbe potuto magicamente comparire da dietro una parete, sorridere proprio a me, a colpo sicuro, senza peregrinare inutilmente attraverso altri occhi ammalianti e curve promettenti?
Dov’eri tu quando mi toccava sopportare le afflizioni di un sesso imposto e mai goduto, da parte di chi mi spacciava per gioia un tunnel interminabile di solitudine?
Dov’eri tu nelle serate ammalianti, tra la magica atmosfera di un amore appena intravisto e subito scomparso?
Ancora mi chiedo cosa sarebbe la mia vita se tu ci fossi stato sempre, ora che cerchi una traccia fluente tra i miei capelli bianchi e diradati, ora che a tratti nei miei occhi appannati brilla una luce birichina, ora che le mie mani ingiallite e macchiate hanno ogni tanto guizzi di sensualità nell’accarezzarti. Ora che comunque sei mio, e non importa cosa ho perduto a non averti conosciuto prima.
Oggi va così. Va che voglio pubblicare una lettera d'amore a un amico che non c'è più.
Va che, qualche giorno fa, ho ascoltato un intellettuale esprimersi su quanto sia "pornografico" esibire i propri sentimenti privati. Sennonché lui, come molti altri, hanno fatto dell'esposizione delle loro riflessioni sull'umanità il loro mestiere, dispensando consigli e formulando teorie sulla vita, gli uomini, l'ambiente, l'arte, la musica, la letteratura, la cucina, la moda, e via dicendo. Con saggezza, niente da dire. Con tutto il rispetto, se il metro di misura è che il privato deve restare privato, anche le riflessioni sul mondo e l'universo tutto, per quanto argute e profonde, sempre di riflessioni "private" (ossia dell'essere umano che le formula) si tratta.
Va che sono stanca di chi seduto su una poltrona, riparato da uno schermo e dall'inviolabilità dell'essere intelettuale, pontifica sulla vita e sulla morte.
Detto ciò, a me non importa di mettere su "pubblica piazza" talune cose della mia vita, dei miei sentimenti, dei miei pensieri. C'è modo e modo e, soprattutto, c'è che se uno non vuole leggerli, passa oltre.
