mercoledì, 10 febbraio 2010, ore 13:11


Il viaggio con Laura Costantini e Loredana Falcone continua...








Viole(n)t Red, la location


La questione, per quanto ci riguarda, è annosa. Scriviamo da quando eravamo adolescenti e fin dall’inizio ci hanno ispirato locations esotiche. Abbiamo scoperto solo in seguito che questo poteva essere un handicap al momento di proporsi alle case editrici. Il ragionamento, fin dai tempi di Tondelli, è che si deve scrivere quel che si conosce, quel che si sperimenta, quel che si vive quotidianamente. E la nostra immediata domanda è stata: ma Tolkien viveva nelle Terre di Mezzo? Frank Herbert abitava sul pianeta Dune? Salgari veleggiava tra le isole del mar della Sonda? Per farla breve l’ambientazione di questo noir non poteva che essere Chicago. Una metropoli percossa quasi costantemente dal vento, fredda, lambita da un lago grande come un mare. Una città che per noi assurge a simbolo delle distanze tra esseri umani, della solitudine, della violenza che può scatenarsi all’improvviso come un temporale che giunge dal Michigan. Una città simbolo che abbiamo studiato con attenzione, documentandoci sulla disposizione dei luoghi, sulle distanze, sulla reale dislocazione dei distretti e delle aree di competenza del dipartimento di polizia.

Domanda a seguire: ci siete mai state? No, ma a detta di chi invece ci vive abbiamo saputo coglierne il sapore, lo spirito, l’atmosfera. La scrittura sa compiere di questi miracoli. In una sorta di transfert siamo riuscite sempre a rendere credibili i nostri luoghi immaginari. L’Irlanda mistica di “Eibhlin non lo sa…”, la Ramallah sotto assedio di “La guerra dei sordi”, la New York del proibizionismo in “New York 1920 – il primo attentato a Wall Street”.

E dopo aver licenziato il romanzo, ognuno di questi luoghi ha finito con l’appartenerci dandoci la sicurezza che il giorno in cui visiteremo Chicago, la riconosceremo. Non sarà una scoperta, ma un ricongiungimento.


Quella trascorsa non era stata una nottata tranquilla. C’era stata una retata e Sandy aveva dovuto occuparsi di tre minorenni dalle braccia piene di buchi e di una prostituta di sedici anni con un viso lentigginoso coperto di trucco pesante.

Era l’alba quando uscì dalle salette per gli interrogatori, con quel viso ancora davanti agli occhi e nella mente le parole che aveva ascoltato. Il racconto di una vita di squallore che non avrebbe lasciato scampo a Judy né a nessun’altra come lei, passata da un’infanzia infelice a un letto aperto a chiunque.

Mandò giù a forza un pessimo caffè, infilò il soprabito e uscì.

L’estate era vicina ma a quell’ora il vento proveniente dal lago prendeva d’infilata Foster Avenue facendo sentire tutto il suo gelo. La fermata del bus era nei pressi del parcheggio del distretto, vi si diresse e sedé sulla panchina bagnata dall’umidità della notte, con il vento che le sbatteva ciocche di capelli sul viso.






Ricordo a chi vuole partecipare a Racconti On Air (racconti di non più di 20 righe) che deve spedirli a: raccontionair@gmail.com
bagar

martedì, 09 febbraio 2010, ore 10:15




Di nuovo un gioco dedicato ai racconti brevi, in collaborazione con Basilio Santoro, direttore artistico di LifeGate Radio.

La suggestione parte dalla canzone di Gaber “Illogica allegria”:


Da solo

lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.


REQUISITI NECESSARI DEL RACCONTO


1) Lunghezza massima 20 righe

2) Bello
3) Immaginatevi di essere in auto mentre state viaggiando...
4) Indicare il proprio blog o sito


COSA SI VINCE...


A parte la gioia della condivisione e la pubblicazione sul blog, i racconti migliori (scelti per insindacabile giudizio dalla sottoscritta e da Basilio Santoro) verranno letti, uno per puntata, nella trasmissione Illogica allegria, realizzata e condotta dal succitato Basilio Santoro, in onda su LifeGate Radio tutte le mattine dal lunedì al venerdì alle 6.15 circa...[minuto più minuto meno]


A breve tutte le puntate si potranno riascoltare anche su podcast, tramite il sito di lifegateradio.it nella pagina dedicata a Illogica Allegria


http://www.lifegate.it/lg_radio/programma.php?id_programma=43


frequenze : Lombardia 105.100, (Lecco 105.200) Torino 88.75, Lazio 90.90, 90.70 www.lifegateradio.it



Potete spedire i vostri racconti a: raccontionair@gmail.com


Non ci sono termini di scadenza. Finché ne arrivano e finché la trasmissione va in onda, li leggeremo.


Se vi va di aiutarci a pubblicizzare l'iniziativa avrà tutta la nostra (mia e di Basilio Santoro) gratitudine...


PARTECIPATE NUMEROSI!!!


A presto!


barbara & basilio

bagar

lunedì, 08 febbraio 2010, ore 11:19

Seconda "puntata" con Laura Costantini e Loredana Falcone che con i loro libri e i loro post sollevano questioni interessanti...






Viole(n)t Red, gli uomini


Durante una presentazione di questo romanzo, il relatore (lo scrittore napoletano Maurizio de Giovanni) definì il nostro libro un calcio nelle balle diretto espressamente ai signori uomini. Diciamo che aveva ragione, ma diciamo anche che non era un obiettivo prefissato. Il fatto e’ che la storia ci ha condotte dove voleva andare, come sempre fanno le storie, almeno con noi. E ci siamo ritrovate a interagire con personaggi maschili che, per lo più, sono schiavi di un certo modo di intendere la propria fisicità. Non possiamo svelare molto, trattandosi di un giallo noir, ma a grandi linee ne è uscito che gli uomini (non tutti, ma una buona parte) non riescono a tirarsi indietro davanti ad un’esplicita profferta sessuale. E questo anche se hanno il fondato sospetto che potrebbe rivelarsi un’avventura pericolosa, se non fatale.

Nel nostro romanzo ci sono più uomini che donne, ma i loro ruoli finiscono per essere subalterni. Sono oggetti e non soggetti della vicenda. Questo vale anche per i due personaggi maschili principali: il capitano Ian Vernon e il tenente Valerio Greyford.

Sebbene siano amici, non potrebbero essere più diversi tra loro.

Il capitano Vernon ha un doloroso passato (ha perso la moglie, uccisa per una rappresaglia nei suoi confronti) e un presente fatto di solitudine e dedizione al lavoro. La paura di soffrire di nuovo lo ha convinto a blindare il proprio cuore e a sottrarsi a qualsiasi coinvolgimento con l’altro sesso.

Il tenente Greyford è di tutt’altra pasta. Intanto ha origini italiane, poi è decisamente attraente e deciso a sfruttare il proprio ascendente sulle donne. In un certo senso anche lui ha blindato il proprio cuore, a tutto vantaggio di una promiscuità sessuale che lo rende il gallo vincente tra le colleghe del distretto.



Erano davanti al distributore.
Ti vedo pensieroso”, disse il capitano Vernon porgendogli il caffè.
Credo di aver commesso un errore di giudizio”, rispose Valerio rifiutando lo zucchero.
L’importante è riconoscerlo.”
Già, ma non credo che la parte in causa mi concederà un appello.”
Ian sorrise.

E’ l’agente Marler la parte in causa?”
Val lo guardò stupito.

Credevo di non aver dato nell’occhio.”
Errore. E più che mai hanno dato nell’occhio le manovre di Marler. Le sue gambe sono degne di ogni attenzione.”
Ian, mi sorprendi. Tu che guardi una donna.”
Sono un uomo.”
Sembrava te ne fossi dimenticato. Cosa aspetti a trovarti una compagna?”
Per perderla di nuovo?”
Sono passati anni. Non puoi continuare a pensare a lei.”
Continuerò a pensare a lei per il resto dei miei giorni.”
Lo so, ma non è giusto.”
Sono poche le cose giuste al mondo.”



 
bagar

domenica, 07 febbraio 2010, ore 13:52

Ospite nei prossimi giorni l'unica (credo) coppia  femminile della letteratura di genere italiana: Laura Costantini e Loredana Falcone e il loro ultimo romanzo Viole(n)t Red.
Ci racconteranno come hanno costruito la loro storia, i personaggi, le atmosfere...
Buona lettura.







Viole(n)t Red


Chi ha letto i nostri precedenti romanzi, sa che una costante è la presenza di due donne protagoniste. Forse perché due siamo noi.

L’idea per questo romanzo nacque da un’immagine: una giovane recluta di polizia che arriva nel distretto di assegnazione. L’impatto con una realtà immaginata ma non vissuta, la necessità di corazzarsi contro l’inevitabile nonnismo, la ricerca di un’alleata, magari più esperta.

Eccole qui, quindi, le due protagoniste.

Da una parte la recluta Sandy Delano, appena uscita dall’Accademia di Polizia, forte di una laurea in psicologia e con una propensione per il sociale.

Dall’altra l’agente Lanee Marler, tutta protesa verso una carriera di detective che le permetta di far valere il proprio intuito. Troppo diverse per diventare amiche, almeno all’inizio.

Sandy vuole rendersi utile, vuole aiutare le donne umiliate e offese, i bambini vittime di violenze familiari. Vuole combattere a mani nude contro le ingiustizie del mondo.

Lanee vuole il distintivo da detective, vuole calarsi negli abissi più bui dell’animo umano, vuole capire, analizzare, stanare.

Sandy si lascia colpire e ferire dalla realtà che la circonda, ha una profonda empatia nei confronti delle vittime.

Lanee oppone al mondo che ruota intorno al distretto la corazza di una mente analitica e la forza di vedere nelle vittime solo dei casi da risolvere.


Alla scrivania dell’agente Delano era seduta una ragazzina sui dodici anni, con la faccia pesta e un braccio appeso al collo. Aveva gli occhi scuri pieni di lacrime represse. Sandy le porse un kleenex carezzandole la testa, quindi si alzò avvicinandosi a Lanee.

E’ scappata di casa dopo che il fratello l’ha...”

Lo so, gliele ha suonate di santa ragione. E’ Maria Morales, una vecchia conoscenza. Abbiamo più volte diffidato il fratello, ma non siamo mai riusciti a trascinarlo in tribunale per togliergli la tutela di Maria. Sotto effetto delle botte la bambina viene qui e si sfoga. Dopo di che suo fratello torna a essere la persona più cara al mondo. I portoricani sono fatti così.”

Lanee, ha un braccio rotto ed è coperta di lividi. Dobbiamo andare a parlare con suo fratello.”

Altri hanno tentato, e hanno ottenuto solo insulti.”

Non è un buon motivo per lasciare la bambina nelle mani di un pazzo.”

bagar

sabato, 06 febbraio 2010, ore 08:42

Ritorna LA SCOPA DI TUTTI (racconti raccolti con la paletta) di Bruno Manca che insieme a Dietro le quinte, Mario racconta... e il prossimo Miraggi (e altro ancora) vi terranno compagnia su questo blog.

Perché fermarsi ogni tanto per leggere e  sognare, fa bene al cervello :-)







Il lamento di Jupiter


C’è un bambino che abita nell’appartamento al primo piano. La sua stanza è proprio sotto la mia. Ha tre anni, non parla ancora e si muove solo in passeggino quando esce con la madre o la nonna. Si esprime con mugugni, piange spesso e i suoi lamenti sono prolungati. Non conosco il suo nome. Una volta ho provato a chiederglielo. Non ha risposto e mi ha guardato con espressione trasognata. Sua nonna ha alzato le spalle e ha detto, a testa bassa: “E’ un bambino timido”.

L’ho visto sorridere una volta sola, dal barbiere poco distante da dove abitiamo. Stava seduto sulla poltrona riservata ai bambini, quella con la testa di cavallo in acciaio e la pedana con sopra la scritta Jupiter attraversata da una saetta. Teneva le mani sulla criniera, avvolto dal telo bianco. Continuava a muoversi sulla poltrona, a saltellare su e giù, col busto in avanti. Urlava, sbuffava, pestava i piedi sulla pedana e ogni tanto si fermava guardando incuriosito la sua immagine allo specchio. Le vene dell’esile collo gonfie, il viso rosso, i nervi tirati.

Mi sono fermato un minuto a osservare quell’esplosione di emozioni che schizzavano attorcigliate tra loro. Il padre del bambino assisteva inerme. Il barbiere stentava a nascondere imbarazzo e apprensione. Gli altri clienti facevano finta di niente e continuavano a leggere le riviste di gossip datate e ormai consunte dall’uso.

E’ stata l’unica volta che ho visto un moto vitale in quel bambino.

Tutte le altre volte, ogni pomeriggio da un anno a questa parte, dalla stanza sotto la mia giunge la voce della madre che lo insulta e lo minaccia, perché il bambino non parla. Cosa vuoi?! Dimmi che cazzo vuoi da me?! Parla o… vaffanculo! E’ un crescendo che culmina con pugni sul tavolo, porte sbattute, urla e parole che sarebbe improprio definire parolacce. Sono qualcosa di più, fulmini che ti passano da parte a parte.

Ogni giorno mi aspetto il peggio.

Ogni giorno la stanza sotto la mia è colpita da saette che inceneriscono i nervi, dopo averli attraversati con scariche di rabbia ad alto voltaggio.

Ogni giorno sento un bambino che agli insulti della madre risponde come può: timidi lamenti, seguiti da urla soffocate vestite da mugugni e da pianti terrorizzati, rantoli tra un respiro e l’altro. Più il bambino piange, più la madre inveisce.

A volte mi è venuta la tentazione di comprare su e-bay una poltrona identica a quella che ha il barbiere sotto casa, staccare la testa del cavallo e introdurmi nottetempo nell’appartamento di sotto per infilarla nel letto dei genitori. Magari insanguinata.


Ogni giorno, verso le sei di sera, scende il silenzio.

E’ un silenzio senza fondo, un buco di cui non si riesco a percepire il diametro, a scorgerne la profondità e la ragione.

E’ il lamento di Jupiter.

Un fulmine che dal piano di sotto buca il pavimento e mi passa da parte a parte, mettendo in fuga tutte le parole.

Silenzio.

 

bagar

venerdì, 05 febbraio 2010, ore 11:28

Per ciò che riguarda la vanità (la mia), andate qui, c'è una bella recensione di Non ti voglio vicino di Camilla Corsellini.

Su Petali Rossi, invece, c'è un breve e intenso racconto di Nicoletta Vallorani sulla parola Accoglienza e la prima parte della mia intervista alla fotoreporter Paola Cominetta. E ci sono le sue foto incredibili.
bagar

giovedì, 04 febbraio 2010, ore 11:34

L’ago della bilancia
di
Mario Bianco


Andava magari a Pavia per un lavoro e tornava la sera tardi, la notte, col treno.
Il giorno dopo magari mi diceva, se ne aveva voglia: <<Mi sono recata a Pavia dalla Tronim e poi, visto che ero lì, sono andata anche a Piacenza alla Pertite. Tutto bene.>>
Poi andava a Milano e a Lodi, in macchina, nello stesso giorno. Se la meta era Bergamo si portava anche a Brescia, se si doveva andare a Padova manco male che non si spostasse a Treviso per trattare con la Benetton.
Non è che poi di affari ne facesse tanti con tutti questi suoi giri, Elvira.
Chiedeva invece soldi anche a me, oltre che ai nostri genitori, da circa un anno.
<<Mi pagano poi in una botta sola, magari fra sei mesi, perché è così che gira la Zirpool, capisci!? Specie se trattiamo con enti pubblici il pagamento è spesso a sei mesi, cosa vuoi siamo in Italia...>>
Però a me, talora, sembrava che lei vivesse su Marte, invece che in Italia. Se parlava poi di Pavia e Piacenza sversava gli occhi insù, quasi fosse una Santa Chiara in estasi. Andava sempre tutto benissimo, là: affaroni.


La prima volta che ho avuto un microsospetto è stato quando a casa mia è venuta a prendere un caffè e ha buttato via il biglietto del treno in cucina. Abbiamo parlato un po’, le ho dato duecento euro per una “spesuccia” e poi, dopo ch’è uscita ho raccolto il biglietto. C’era scritto Torino Pavia, niente Piacenza.
Ho pensato: "Magari a Pavia ha fatto un altro ticket".
Però dopo due giorni pensando che lei, Elvira, mia sorella, ci aveva chiesto più soldi del solito ho cercato, su internet, di questa azienda Pertite che doveva situarsi in Piacenza e non l’ho trovata.
La Tronim a Pavia c’era, invece La Pertite, a Piacenza, no.
C’era stata però. Esiste anzi una via che si chiama: Vittime della Pertite. Fu un’azienda di stato che produceva esplosivi a uso bellico e che esplose nel 1940 causando moltissimi morti e feriti. Una strage vera e propria. Non riuscivo a capire.
Ho fantasticato un bel po’, mi sono preoccupato, poi mi sono inventato che Elvira avesse un fidanzato segreto a Piacenza, o a Pavia. Sarebbe stato tempo ormai che si sposasse, si mettesse a posto con un compagno.
Non riuscivo però a darmi pace per questo nome: PERTITE. Un'azienda morta e sepolta tragicamente, dolorosamente.
Ho preso lo spunto da questa strana bugia di Elvira per saperne di più. Per farla parlare, ho deciso di recarmi più sovente da lei la sera. Ho notato che il suo alloggetto stava diventando sempre più incasinato, il tavolo del soggiorno tutto zeppo di carte geografiche ammonticchiate, mappe, guide turistiche tra bicchieri, piatti, involucri di dolciumi.
Alla mia domanda: <<Ma, Elvira, ti stai preparando per un gran viaggio?>> Rispondeva: << No, no, sono tragitti che studio per la nostra ditta, indagini di luoghi anche di provincia.>>
<<E alla PERTITE cosa dicono, vi hanno fatto degli ordini?>>
<<Tutto benissimo! Ordini ancora no. Però presto, molto presto ci saranno, quando presenteremo loro la nuova serie di modelli...>>
E intanto, sulla parete del soggiorno, la vecchia pendola della nonna era ferma, le lancette erano immobili da alcuni mesi. Io, quando ero da lei, la caricavo, la regolavo, gliela mettevo a posto. Quando tornavo, magari dopo una settimana, il vecchio orologio non batteva le sue ore, anzi le lancette stavano invariabilmente sulle 11,30 come nelle visite precedenti.

Il disagio ha cominciato a crescere quando, mentre Elvira era nella sua camera da letto, ho trovato, in un cestino stracolmo, dei vecchi biglietti ferroviari. Li ho controllati poi a casa mia. Nessun biglietto recente. Il più nuovo era di tre mesi prima ed era per Padova, niente Treviso.
Ho cominciato a preoccuparmi davvero.
Ho pensato e penato, ho cercato di ricordare, di ricostruire.
Sono riandato a circa due anni fa quando Elvira ebbe uno dei suoi “esaurimenti”. Il solito nostro dottor Clavi le prescrisse psicofarmaci, degli antidepressivi, la compatì, le parlò alcune volte, le consigliò sedute presso un suo collega psichiatra, ma lei alzò le spalle e non ci andò. E pure noi alzammo le spalle, peccammo di una colpevole leggerezza: facevamo finta di niente ed insieme ci mentivamo.
Da quel momento l’ago della bilancia cominciò a spostarsi in avanti, andava avanti nel settore rosso, mentre Elvira aggiungeva tappe ai suoi viaggi e la lancetta della pendola si fermava sulle 11,30.
Le mete dei suoi percorsi, limitate prima a una sola città, diventarono sempre due o tre nello stesso giorno.
Una settimana fa mia sorella è ritornata da me e mi ha elencato le soste del suo ultimo giro di lavoro: Pavia, Piacenza, poi ha aggiunto anche Guastalla. E la parola Guastalla, sgorgata dal suo inconscio, mi ha subito evocato il guasto, il gran guaio, una rottura, una lacerazione, una grande esplosione nella sua mente, forse il segnale metaforico a cui alludeva con il termine Pertite che chissà dove aveva raccolto.
In uno stato di notevole ansia sono andato direttamente alla Zirpool, sita in un grosso e scalcagnato capannone di periferia e mi sono fatto ricevere da un capo.
Il colloquio è stato imbarazzante, se non tragico, ne sono uscito pieno di tremori e quasi mi sono perso in quella serata nebbiosa, raggelata come il mio cuore.
Ho saputo che Elvira era persona dimenticata: l’avevano licenziata circa quattordici mesi avanti, non portava più contratti.

 

 


di Mario Bianco in esclusiva per questo blog
(disegno a china con fine pennino inglese di vecchissima fabbricazione)

bagar

mercoledì, 03 febbraio 2010, ore 15:51

Si conclude oggi il Dietro le quinte di Repetita di Marilù Oliva, una delle penne più interessanti del noir italiano.

Ringraziando Marilù, vi do appuntamento a prestissimo per un nuovo incontro...




Marilù Oliva


Repetita e il male: l’assenza



Ci sono due grandi assenti, nel romanzo, che rappresentano l’impotenza di fronte al male.


Uno è una figura attiva, l’ispettore Gabriele Basilica. Compare solo sulle pagine di giornale o veicolato da un telefono e ufficilamente risolve il caso ma di fatto non risolve nulla perché, alla fine, neanche un personaggio si affranca dal grande incastro maligno.

L’altra è una figura totalmente passiva, la madre di Lorenzo. Su di lei pende la responsabilità dell’infanzia di Lorenzo, perché lei si è disinteressata, ha vissuto nel suo mondo ovattato, ha permesso che un estraneo si intrufolasse in casa e seviziasse nell’anima di suo figlio. La cosa strana è che Lorenzo non la condanna:

 

 


«No, non è per rancore che non ho ancora approfondito la figura di mia madre, lei era una soffice nube che non sbottava in temporali e possedeva il dono di dileguarsi in neve svanendo proprio quando avevo bisogno di lei. La ricordo solo in vestaglia damascata rosa, ciabatte coi tacchetti e piume davanti, una sigaretta tra le dita e la scatola di pillole appoggiata ovunque, come se si fosse moltiplicata su ogni tavolo e comò.»



bagar

martedì, 02 febbraio 2010, ore 10:41

Continua il viaggio nella costruzione di Repetita di Marilù Oliva, un noir anomalo in cui la Storia, intesa con la "esse" maiuscola, ha un ruolo fondamentale...
 



Marilù Oliva


Repetita e il male: la questione etica


Prima di scrivere il libro mi son posta degli interrogativi seri sulla questione etica. É inutile girarci attorno: leggendo Repetita si finisce col provare, non dico comprensione, ma una sorta di empatia-compassione con Lorenzo, quindi con un criminale.
Mi spiego meglio. Mariano è il patrigno di Lorenzo, compare solo nei suoi flashback e ha un ruolo fondamentale nella creazione della parte buia di  Lorenzo Cerè. Gli ha distrutto l’infanzia, l’ha sottoposto a umiliazioni fisiche e psicologiche indicibili, che nel romanzo descrivo senza edulcorazioni, così come descrivo, con tinte a volte splatter, gli omicidi di Lorenzo, il piacere che lui prova al momento della resa dei conti. Parlare così di violenza non significa in qualche modo fomentarla? Io credo che il primo passo per distaccarci dalla violenza e dall’ingiustizia sia conoscerle, capirle, accettare che esistono, non cambiare canale quando le immagini del telegiornale ci sbattono davanti agli occhi notizie scioccanti. Sapere che c’è una consequenzialità tra male subìto e male inflitto. Lorenzo non diventa cattivo perché nasce così ma perché cresce solo e maltrattato. Questo non significa che io lo difenda: purtroppo credo che, a questi livelli, una persona non sia recuperabile. Eppure è proprio Lorenzo che ci crede per primo in una salvezza, magari insieme alla dottoressa Malaspina:

«…forse esiste una via di rimozione incondizionata, esiste una sorta di redenzione cui potrei aggrapparmi…
Questo pensava la mia coscienza, noi due Abelardo ed Eloisa che avrebbero riscritto il finale della storia.
Oppure io un novello Lancillotto, lei sarebbe stata Ginevra. Avremmo combattuto contro i costumi della corte arturiana, contro chi si opponeva alla nostra passione. Dimenticando l’etichetta e la nostra infedeltà, bevendo insieme al santo Graal. Questo pensava la mia coscienza leggibile, mentre l’Inconscio inorridiva, la strattonava e la richiamava al senso del dovere.»


bagar


lunedì, 01 febbraio 2010, ore 14:10

Stephen King scrive per far piacere a sé e per far piacere ai lettori, Marguerite Duras sosteneva che "La scrittura è l'ignoto " e che "prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere e in piena lucidità".
Marilù Oliva, in questo romanzo, scrive per sondare l'anima nera che ci assedia...

Marilù Oliva

Repetita e il male combattuto
 
La dottoressa Marcella Malaspina è una psichiatra che ha scelto di rapportarsi quotidianamente al male. Certo, la sua missione sarebbe debellarlo e lei si impegna con l’entusiasmo della neofita. É giovane, non troppo esperta ma talentuosa. É anche un po’ ingenua e c’è qualcosa che la attrae irresistibilmente nella psicosi di Lorenzo. C’è da aggiungere che lei è affascinata da questo personaggio erudito, intrigante, che si differenzia dalla maggior parte degli altri serial killer per il suo livello culturale e per la consapevolezza che questo comporta. La dottoressa Marcella Malaspina collabora con la giustizia e per questo, apparentemente, rappresenterebbe il bene, ma la sua calamitazione verso il male è un’eclatante dimostrazione della concatenazione tra i due poli.
Questo personaggio esiste, non è una psichiatra e non indossa sempre stivaletti da rockstar ma è la sovrapposizione di due meravigliose donne che conosco, della loro curiosità, del loro ottimismo, della loro bellezza castana. Perché proprio lei riesce a innescare il desiderio di qualcosa di più profondo in Lorenzo Cerè? Lui si sente per la prima volta aiutato, sente che qualcuno ci tiene alla sua serenità. Poi c’è anche un discorso di attrazione fisica. Ma è questione di chimica e non si può spiegare.



 
 
 
 
«Era lei. La mia dottoressa. Lo stesso profumo, lo stesso modo elegante di portarlo addosso quasi fosse la seconda pelle di un pitone reale. Non la distinguevo bene, ma ero certo di averla riconosciuta. Seduta nello sgabello due posti oltre il mio, mi porgeva la schiena e le sue spalle nude e lucenti, sotto i chiarori opalescenti del disco pub, erano tese come tamburi non ancora battuti.
La mia dottoressa preferita.»
 
 


(continua...)
bagar

domenica, 31 gennaio 2010, ore 15:23

Si continua con Marilù Oliva e il suo Repetita. Oggi "parla" il protagonista...


Repetita e il male: Lorenzo Cerè
 
I personaggi di Repetita sono tutti intorbiditi da un male con cui ciascuno ha un rapporto privilegiato, in primis il protagonista, Lorenzo Cerè. Da bambino è stato vittima della crudeltà del patrigno e quando cresce diventa lui il carnefice. La crudeltà è l’unico codice con cui si è misurato, ora lui è convinto che sia un equo contrappeso per bilanciare le ingiustizie inflittegli.
Lorenzo Cerè è anche uno studioso di storia. La storia gli serve per approfondire i destini degli uomini e per fossilizzarsi nelle sue ossessioni, come i significati apocalittici degli eventi umani. Nello stesso tempo rivolge anche contro di sé un’ analisi impietosa, col risultato di osservarsi lucidamente in tutta la sua follia. Lui sa. Questo rende la sua figura ancora più tragica. Lorenzo rappresenta il male allo stadio più disperato. É un omicida giustiziere, il problema è che la sua esclusione dal mondo, l’interruzione nei processi empatici verso gli individui e un rancore atavico gli riportano un senso falsato della giustizia. Deve riequilibrare i misfatti e lo fa a modo suo. Come lui stesso dichiara, nel suo codice personale «torture, dolore e morte sono solo le postille di un rapporto impostato male». Non ha famiglia, amici, non ha una fidanzata. Come molti omicidi seriali, con le donne il sesso è l’unico linguaggio che conosce:
 
«La spiegazione del mio comportamento è molto più semplice: raccatto una ragazza che mi piace quando sento il bisogno di scopare dopodiché ne termino l’utilizzo. Non voglio rivederle per evitare che turbino la mia solitudine, i miei piani e il mio sodalizio con la Storia.
Non sono un maschilista.
Sono semplicemente disinteressato alle donne se non come oggetto di piacere. »
 
(continua...)
bagar


sabato, 30 gennaio 2010, ore 15:54

Questo booktrailer è opera di Sandra Giammarruto. Grandiosa.

 

bagar
P.link ¦ commenti (3) ¦ commenti (3)(popup) ¦ categoria :

venerdì, 29 gennaio 2010, ore 22:21

Da oggi si comincia con una nuova iniziativa: Dietro le quinte.

Una delle domande che uno scrittore si sente porre con più frequenza è: “Come le vengono le idee?”

Dietro le quinte prova a rispondere a questa domanda, senza svelare troppo della storia.

Ogni scrittore e scrittrice che interverrà ha a disposizione cinque post per raccontare.

E iniziamo con un romanzo intenso e inquietante Repetita di Marilù Oliva.

Buona lettura!




(Immagine: la morte di Cleopatra, una delle morti riproposte da Lorenzo Cerè)



 
Repetita e il male storico
 
Alcuni critici hanno detto che il grande protagonista di questo romanzo non è Lorenzo Cerè, ma il male che si annida in lui. Mentre progettavo il romanzo non pensavo in questi termini, volevo solo scrivere una storia su un personaggio sofferente, volevo tentare un esperimento: un viaggio nella follia in prima persona. Sono partita da casi di omicidi seriali realmente esistiti e ho reinventato uno psicopatico cercando di renderlo verosimile. Al di là della finzione narrativa resta l’enigma della sussistenza del male. É da molto tempo che ci ragionavo sopra in chiave laica, prima della stesura del romanzo. Mi interessava la storia dal particolare al generale, in senso diacronico, ovvero gli atti nefandi di Lorenzo Cerè come proiezione di quelli perpetrati dagli uomini, nei secoli dei secoli. La sua devozione per la storia ha qualcosa di morboso e di pessimistico. Il titolo stesso è un omaggio alla storia infatti “Repetita” significa, alla lettera: le cose ripetute. Quello che la storia rappresenta per Lorenzo: una serie ininterrotta di misfatti, di guerre, di eventi ripetuti. In questo senso, il marchio dei suoi omicidi è una metafora del delitto che viene eternato: lui uccide riproponendo delle morti del passato, da Cleopatra a Lucrezia Borgia a Concino Concini.
 
«Di sacro oggi mi è rimasta solo la passione per la Storia. C’è un legame oscuro e insolubile tra me e lei: io la cerco tutti i pomeriggi per riesumare le stesse disillusioni e lei si fa trovare per ripetermi il supplizio. Sento di appartenerle come tutti i miserabili individui che hanno sfornato nei secoli i miliardi di donne morte di peste, di parto, di povertà. Mi porto addosso la crudeltà atavica che è stata del mio patrigno, di mio nonno, del mio bisnonno e, prima ancora, di tutti gli uomini che furono. E non è la crudeltà del peccato biblico ma la dipendenza dal male propria di ogni epoca. Non c’è limite all’orrido umano, questo è il più proficuo insegnamento della Storia.»
 

(continua...)


bagar

venerdì, 29 gennaio 2010, ore 16:50

A volte ci vogliono solo le immagini, ma se ascoltate bene sentite respiri, parole a bassa voce, battiti, battiti, battiti...



presentazione a milano























(Milano, Mondadori Multicenter piazza del Duomo. Da sinistra - in piedi - la mia bellissima mamma. Poi: io, Carmen Covito, Elisabetta Spaini e Alessandro Balducci. 
Foto di Massimo Dordoni).

 


bagar

mercoledì, 27 gennaio 2010, ore 13:30

Trovate un mio racconto qui per la strabella iniziativa di Microcenturie

Grazie a Lucia Saetta, a Zena Roncada e tutto lo staff.

 

luna

 

 

Ps: vi aspetto chi può/ vuole/ desidera  alla Mondadori  Multicenter in piazza Duomo, 1 a Milano, ore 18,30. Sarà con me Carmen Covito ed Elisabetta Spaini leggerà (brevissimi) brani dal libro.

bagar

martedì, 26 gennaio 2010, ore 09:43

 



A Renzo, mio padre.



non ti voglio vicino


bagar

lunedì, 25 gennaio 2010, ore 10:58

Ormai ci siamo: domani il libro sarà nelle librerie. E io penso alla strada che ha fatto per arrivarci, a quella che ho fatto io. A tutto ciò che è accaduto dal giorno in cui ho cominciato a scriverlo, a oggi.

Dentro un libro ci sono tante cose oltre alle parole, comprese quelle non scritte. C'è la vita.

Ma quelllo che conta, alla fine, sarà quello che proverete voi se avrete voglia di leggerlo. Alla fine è il Lettore che conta.

Io ho raccontato tanto su questo libro e da dopodomani questo blog tornerà a ospitare anche il lavoro di altri. Però un po' di spazio a Non ti voglio vicino, volevo darglielo anche qui.

Da domani le notizie sul libro  - recensioni, commenti, pensieri - le troverete qui.

Comunque sia, grazie a tutti voi per esserci, qua , là, insieme a me :-).

bagar

domenica, 24 gennaio 2010, ore 11:27

 

13102148bs2.gif

bagar

venerdì, 22 gennaio 2010, ore 13:50






Un'iniziativa bellissima:

Racconti che edificano mondi minimi di una sola pagina, universi fatti di storie interstiziali: nascono in rete per essere poi stampati e smarriti lungo i viali, sugli autobus, nelle tasche dei passanti, nascosti ma in attesa di svelamento.

Parole come matrici delle cose, anche in pagine di carta, scritte e seminate a far bastione e contrafforte al mondo, per disegnare una nuova cartografia del reale e dell’irreale.
Fiumi che scompaiono dopo un breve corso, ma continuano un viaggio carsico che rispunta chissà dove, chissà quando.
Romanzi in atto unico, dispersi per essere ritrovati e per far giungere altri fin qui, a raccontare ancora e far esistere sempre nuovi mondi.
Il progetto è aperto a tutti.

Per saperne di più andate qui



bagar
P.link ¦ commenti (2) ¦ commenti (2)(popup) ¦ categoria : racconti, microcenturie

giovedì, 21 gennaio 2010, ore 12:58

Uno dei piaceri che si ha nel comporre un romanzo è scovare delle citazioni di altri autori che, in due righe, rappresentano la storia che vuoi raccontare.

Il più delle volte ci si imbatte in maniera del tutto casuale in una frase che, per te che stai scrivendo, è illuminante.

I libri sono anche la somma di tutto ciò che un autore è e ama, compresi altri libri, film, musiche, quadri, fotografie, incontri, sogni.






"... forse è nell'istante in cui ci rendiamo conto, in cui ammettiamo che nel male c'è un disegno logico, è allora che muoriamo."

W. Faulkner, Santuario
bagar

mercoledì, 20 gennaio 2010, ore 12:01

E' arrivata la copia staffetta... direi che non devo commentare: basta la faccia...




barbara e nuovo nato!
bagar

martedì, 19 gennaio 2010, ore 11:01

VI VOGLIO VICINI!
VICINISSIMI!







bagar
P.link ¦ commenti (5) ¦ commenti (5)(popup) ¦ categoria :

domenica, 17 gennaio 2010, ore 11:04

Nel Dietro le quinte del mio romanzo (e vi annuncio che ci saranno altri Dietro le quinte di altri romanzi... non miei!:-) ci stanno anche tutta l'emozione di questi giorni e la tensione per l'attesa che la copia staffetta arrivi (dio, ci saranno refusi, già lo so... noooooo :-)) e la preoccupazione che tutto fili lisci (spedizioni, contatti, presentazioni) e la soddisfazione perché il romanzo è come volevo che fosse, e l'orgoglio per il lavoro fatto, per un'altra tappa raggiunta; e le aspettative verso i lettori (lo amerano? Faranno passapparola che è uno dei modi più belli perché un libro possa coonquistarsi le vette?) e la gioia per la condivisione di tutto ciò con gli amici, con mia madre, con il mioamatomoroso. E una struggente, lacerante nostalgia perché mio padre non leggerà questo romanzo, che so con certezza aspettava scrivessi. Lo avrebbe amato? credo (immodestamente) di sì. Purtroppo sono arrivata tardi. Ma sono arrivata e ne sarebbe stato felice e orgoglioso, anche di questo ne sono certa. La scrittura è come la vita, come l'amore, come la morte: quando arriva arriva e arriva quando vuole lei e tu sei sempre impreparata. Però, quando arriva, bisogna prenderla al volo e lasciarti trascinare, illudendoti, come in un tango folle, di guidare tu.


bagar