Oggi ho voglia di far ridere e siccome mi è capitato di leggere in pubblico questo racconto e sentire suoni di risate.
Chissà, un risolino magari vi scappa...

Il fatto è che in questi giorni di umido molliccio, non respiro. Fatico a trovare l'aria nei polmoni e i pensieri sono più lenti e sfuocati. Mi dico che è la bassa pressione. Quarantun'anni mi paiono troppo pochi per dirmi totalmente rincoglionita. Quindi, è la bassa pressione. Se i pensieri si accavallano e ho un vago sentore di malinconia, è la bassa pressione. Se mi sembra che il mondo sia un luogo un poco feroce, è la bassa pressione. Se la più grande difficoltà che mi pare di riscontrare tra le persone è la mancanza di capacità di ascolto, è la bassa pressione.
Però, ne fa di danni, eh?
Così, pubblico questa foto che mi mette allegria e ringrazio Ornella Erminio, l'autrice.
foto tratta dal bellissimo sito di Ornella Erminio
www.ornellaerminio.eu
"C'è un solo problema, con gli scrittori. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende molte, molte copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende un buon numero di copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende pochissime copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono non viene pubblicato e non hanno i soldi per farlo pubblicare a loro spese, allora pensano di essere veramente il massimo. La verità, comunque, è che di grandi scrittori ce n'è pochi. Ma si può star sicuri che gli scrittori peggiori sono quelli maggiormente convinti della propria grandezza, meno dubbiosi. Comunque gli scrittori erano da evitare e io cercavo di evitarli, ma era quasi impossibile. Speravano in una specie di legame fraterno, di corrente segreta che ci unisce. Niente di tutto questo aveva a che fare con lo scrivere, niente di tutto questo era di quache aiuto, quando ci si metteva alla macchina da scrivere".
Charles Bukowski, Donne
ps: io credo abbia ragione.
Guanda editore
€ 12.80; p. 303
traduzione di M. Caramella

Su un sito internet, in homepage, si può andare a vedere in video la morte tra le onde del mare di un ragazzino di sedici anni, travolto dall'uragano Dean. Ora, mi domando, perché una persona dovrebbe voler vedere una scena del genere? Perché siamo così affascinati dalla visone di una morte? Ma non quella in un film, che è finta. Quella in un video che si suppone vera. Perché questa ricerca dell'orrore? Per confortarci (per fortuna io sono vivo)? Per curiosità (mai visto un urugano in azione in vita mia)? Per cinismo (meglio lui che io)? Per compassione (povero ragazzo così giovane, che morte terribile)? Per ragioni scientifiche (quanto ci avrà messo a morire con quelle onde e quel vento)? Per questioni filosofiche (siamo davvero un niente che un vento forte si può portare via in un secondo)?
Perché?
Io non lo so. So però cosa si prova a stare in mezzo al mare a pancia in giù sapendo che la morte è lì. Nessun video lo può raccontare, credetemi.
Non è facile scrivere d'amore. La retorica è lì, che ti aspetta famelica. Il ridicolo, poi, attende a braccia aperte. E' difficile scrivere d'amore, quasi più che parlarne. Il fatto è che le parole scritte, restano. Conficcate nelle pagine a eterna memoria (ma esiste ancora qualcuno che ha "memoria" in questo paese? però questo è un altro post...).
Tra le tante pagine , ne ricordo una in particolare, perché, per me, è una delle più belle mai scritte. L'autore è il controverso, odiato, discusso:Louis Ferdinand Céline.
"Sono passati degli anni da quella partenza e poi ancora anni... Ho scritto spesso a Detroit e poi altrove a tutti gli indirizzi che mi ricordavo e dove potevano conoscerla, seguirla Molly. Non ho mai ricevuto risposta. Il casotto è chiuso adesso. E' tutto quello che ho potuto sapere. Buona, ammirevole Molly, vorrei se può ancora leggermi da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato per lei, che l'amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole a dividere il mio pane e il mio destino furtivo. Se lei non è più bella, ebbene tanto peggio! Ci arrangeremo. Ho conservato tanto della sua bellezza a me così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per almeno vent'anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.
Per lasciarla mi ci è voluta proprio della follia, della specie più brutta e fredda. Comunque, ho difeso la mia anima fino ad oggi e se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly mi ha regalato nel corso di qualche mese d'America."
da Viaggio al termine della notte
AMATOTOTO'

Totò, peppino e la malafemmina
Io amo Totò. Non quello giovane dalla faccia senza rughe, né quello "scoperto" da Pasolini, maschera tragica. Io amo il Totò de La banda degli onesti, Totò Peppino e i fuorilegge, Totò contro i quattro, Totò, Peppino e la malafemmina e via così. La maggior parte di queste peliccole sono storie stupide che fanno acqua da tutte le parti e che si reggono solo ed esclusivamente sulla grandezza di Totò e dei suoi partner - soprattutto Peppino De Felippo e Aldo Frabrizi - e dei personaggi minori (uno tra tutti, che minore prorpio non era, Luigi Pavese).
Molti dei suoi film li conosco a memoria, battuta dopo battuta. Posso rivederli cento volte e cento volte mi perdo nella mimica facciale e nella voce e nei gesti e nelle parole di questo genio della commedia e tragedia umana.
Gli americani hanno Stanlio e Olio, Baster Keaton, gli inglesi Charlie Chaplin (insomma, gli inglesi... gli americani direi), i francesi Tatì e noi l'unico, immenso, irripetibile principe Antonio De Curtis, in arte e in vita Totò.

Odio la pioggia. D'estate, poi, non ne parliamo. Mi deprimono quelle grasse nuvole nere che transitano sopra la mia testa. D'estate voglio il SOLE!
Per l'occasione, tempo fa avevo scritto un racconto...
Blue notebook
Blue Notebook è un viaggio tra musica e parole. La musica dei Faxtet e le parole delle poesie del fiammingo Willem M. Roggeman, lette da Willem stesso e da Giovanni Nadiani, curato il progetto.
Le note s'intrecciano, si fondono, si scontrano con questa lingua -il fammingo - spigolosa e, allo stesso tempo, musicale.
Protagonsta assoluto il jazz e gli uomini che lo hanno reso grande.
E' un'esperienza bella e strana l'ascolto di un cd in cui non è solo la musica a essere il filo conduttore. I Faxtet ci hanno già regalato altri viaggi simili, per esempio con Storie di jazz, su testi di Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi; Duke & Co, con racconti di Aldo Gianolio, interpretati da Paolo Nori.
Si ascolta musica, si ascoltano parole, si viaggia in mondo paralleli.
Ve lo consiglio, davvero.
Chelsea Bridge
De verdoofde shaduw van Gerry Mulligan
rende die morgen plots bang van hem weg.
Hij hing zijn saxofoon op aan de
maansikkel
waarma gele noten druppelden op
Chelsea Bridge.
(...)
Willem M. Roggeman
Chelsea Bridge
L'ombra stordita di Gerry Mulligan
quel mattino all'improvviso lo abbandonò
impaurita.
Lui appese il suo sax alla falce lunare
e note gialle sgocciolarono su
Chelsea Bridge.
traduzione di Giovanni Nadiani
Blue Notebook (poesia jazz)
di Willem M. Roggeman
tradotto da Giovanni Nadiani
sulle musiche originali eseguite e composte dal Faxtet
Collana Carta da musica 17
Cd più libretto di 36 pagine - testi originali a fronte euro 16,00
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
Épanouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t'ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N'oublie pas
Un homme sous un porche s'abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t'es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m'en veux pas si je te tutoie
Je dis tu a tous ceux que j'aime
Même si je ne les ai vus qu'une seule fois
Je dis tu a tous ceux qui s'aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
N'oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l'arsenal
Sur le bateau d'Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu'es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d'acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n'est plus pareil et tout est abîmé
C'est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n'est même plus l'orage
De fer d'acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l'eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.Jacques PrévertBARBARARicordati BarbaraPioveva senza tregua quel giorno su BrestE tu camminavi sorridenteRaggiante rapita grondanteSotto la pioggiaRicordati BarbaraPioveva senza tregua su BrestE t’ho incontrata in rue de SiamTu sorrideviE sorridevo anch’ioRicordati BarbaraTu che io non conoscevoTu che non mi conosceviRicordatiRicordati comunque di quel giornoNon dimenticareUn uomo si riparava sotto un porticoEd ha gridato il tuo nomeBarbaraE tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggiaGrondante rapita raggianteGettandoti tra le sue bracciaRicordati di questo BarbaraE non volermene se ti do del tuIo dico tu a tutti quelli che amoAnche se non li ho visti che una sola voltaIo dico tu a tutti quelli che si amanoAnche se non li conoscoRicordati BarbaraNon dimenticareQuesta pioggia buona e feliceSul tuo viso feliceSu questa città feliceQuesta pioggia sul mareSull’arsenaleSul battello d’OuessantOh BarbaraChe cazzata la guerraE cosa sei diventata adessoSotto questa pioggia di ferroDi fuoco acciaio sangueE lui che ti stringeva fra le bracciaAmorosamenteÈ forse morto disperso o inveceVive ancoraOh BarbaraPiove senza tregua su BrestCome pioveva primaMa non è più così e tutto si è guastatoÈ una pioggia di morte desolata e crudeleNon è nemmeno più buferaDi ferro acciaio sangueMa solamente nuvoleChe schiattano come caniCome cani che sparisconoSeguendo la corrente su BrestE scappano lontano a imputridireLontano lontano da BrestDove non c’è più niente.Jacques Prévert
A pagina 300 ho mollato il colpo. Il libro di Tom Wolfe Io sono Charlotte Simmons non lo digerisco. Proprio non va giù. Più di 700 pagine di vita di studenti americani della Dupont University, immaginario tempio della cultura americana e di coloro che dovrebbero essere la classe dirigente di domani. Tra sfoggio di deltoidi e muscoli vari, piccole beghe tra piccoli arrivisti, infinite partite di basket, feste e lezioni e dialoghi giovanilistici, Wolfe tenta una critica sociale dell'american style utilizzando la figura di Charlotte Simmons, giovane matricola che arriva dalle montagne come una Heidi in chiave statunitense. Pura, ingenua, intelligente in un mondo di assatanati di sesso e arrivismo. Però, però. Però questo libro ANNOIA e la critica sociale - che c'è, nel sarcasmo delle descrizioni - è all'acqua di rose e non è una molla abbastanza forte per spingermi in avanti nella lettura. Ed è uno dei peccati che non so perdonare agli scrittori, soprattutto se grandi.

Mondadori
p. 777, € 22.00
Così, ho iniziato Il corsivo è mio di Nina Berberova. E a pagina 20 sono già nell'incanto. Della Berberova vi consiglio tutto ciò che ha scritto, in modo particcolare Il lacchè e la puttana, piccolo, grande capolavoro.
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Adelphi
p. 595, € 29.00
"Che ne facciamo della visione tragica della vita in cui siamo stati educati? Del tragico periodo della nostra storia? Del destino della mia patria, della mia generazione e infine del mio destino personale? Mi sembra che una risposta ci sia: la tragedia mi fu data come terreno, come base di vita: noi, nati tra il 1900 e il 1910, siamo cresciuti nella tragedia che a suo tempo è entrata in noi; per così dire l'abbiamo bevuta, ce ne siamo nutriti e l'abbiamo assimilata, ma ora che la tragedia è finita ed è iniziato l'epos, io ho il diritto, dopo aver vissuto una vita, di non prendermi troppo sul serio". (Nina Berberova, Il corsivo è mio).
Adelphi, p. 96; €6.20 - traduzione di Donatella Sant'Elia

La frase era: "Dopo Carosello, a letto". Puntuale. Precisa. Insorabile. Ma quanto era bella l'attesa di Carosello? E quanto erano belli gli spot di Carosello? Ho trovato il sito su cui si possono riguardare quelli più famosi, e quasi mi veniva da piangere! Quel bianco e nero, quell'ingenuità, quella lunghezza! Con un Carosello di allora ci fanno trenta spot adesso. Velocità. Velocità. Non c'è tempo da perdere. Mostrare. Vendere.Comprare.
Ma Carosello... quanto mi manca!


Si sta svolgendo un dibattito mediatico sul tema degli aiuti che i Vip (e non solo) stanno dando all'Africa, con grande clamore pubblcitario. Uzodinma Iweala, scrittore americano-nigeriano, in un interessante articolo apparso qualche giorno fa su La Repubblica, sostiene che l'Occidente, per sgravarsi dai sensi di colpa per la crisi che ha provocato in Oriente, usi l'Africa per redimersi. Io correggerei il tiro: l'Occidente ha molte responsabilità anche in Africa.
Ciò che amareggia Iweala è che, tra tanto furore di salvazione, nessuno parli anche di ciò che gli africani stanno facendo per il proprio continente, e non intende solo guerre fratricide (in cui la responsablità dell'Occidente nel commercio delle armi, per esempio, non è cosa da trascurare), ma azioni di cooperazione, negoziazione, impegno politico-culturale-sociale.
Lo scrittore afro-americano non mette in discussione la buonafede (anche se di taluni è sospetta...) di chi compie operazioni pro-Africa, ma sottolinea la mancanza di informazione, di apertura e attenzione verso una cultura "altra".
Noi occidentali siamo i buoni, siamo i forti e potenti e vi salviamo. E non vogliamo sapere altro.
Nel mio piccolissimo, la cosa mi tocca sul vivo perché, insieme ad altre 22 autrici, ho partecipato a un'antologia di racconti, il cui ricavato va, a fine benefico, in Malawi, attraverso l'UNICEF. Tengo a sottolineare che sono contenta di aver partecipato e che ancora parteciperò a quest'avventura delle antologie "pro". Non rinnego nulla. Ma vivo la vergogna che, da sempre, mi provocano le operazioni benefiche. Il mio bisnonno, quando qualcuno gli parlava bene delle dame di carità, diceva che i ricchi prima avevano creato i poveri e dopo gli ospizi per ricoverarceli e aiutarli. Aveva ragione. Prima abbiamo distrutto l'Africa e dopo la aiutiamo (la aiutiamo?). Non sarebbe meglio fermarci a riflettere e magari fare anche un passo indietro? Smetterla di strombazzare a destra e a manca che adottiamo bambini del terzo mondo (anche se poi lo facciamo davvero, nel privato), che ci lanciamo in crociate pro questo e pro quello, ma proviamo a capire e a conoscere davvero?
Oggi, Claudia Morgoglione, sempre dalle pagine de La Repubblica, ritorna sull'argomento per fare un sondaggio sull'utlità o meno delle operazioni dei Vip pro-Africa.
Io non voglio fare un sondaggio, ma esprimere il mio profondo disagio. Come occidentale, come scrittrice. E penso a un'antologia di autrici africane (e se ne esiste qualcuna tradotta in italiano, vi prego di dirmelo)...

Einaudi, 2006
€ 9.50