BARBARA GARLASCHELLI

venerdì, 31 agosto 2007, ore 14:09
postato da bagar in diario fuoribordo • P.link

Oggi ho voglia di far ridere e siccome mi è capitato di leggere in pubblico questo racconto e sentire suoni di risate.

Chissà, un risolino magari vi scappa...

ANIMA MIA, TI SCRIVO
 
 
 
Martedì. Tesoro, l’idea di mia madre di regalarci questa lavagna su cui lasciarci i messaggi è geniale. Anche oggi avrò il turno di notte; spero solo che la signora F. non rifaccia pipì nelle ciabatte della signora M.. Sarà anche arteriosclerotica, ma la pipì la fa sempre nelle ciabatte altrui. La pasta è nel forno, devi solo scaldarla. Ti amo, Anna.
 
Mercoledì. Amore mio, mi dispiace che ieri non ci siamo visti. La pasta era ottima, ma la prossima volta le olive comprale snocciolate: mi è saltata una capsula. Ti adoro, Luca.
P.S.: La geniale idea della lavagna è mia, non di tua madre. Baci.
 
Giovedì. Anima mia, quando sono tornata a casa questa mattina stavi dormendo. Senza niente addosso sembravi un dio greco. Eri molto sexy. Mi dispiace per la capsula. Sai, la signora F. bisogna curarla a vista: tutto ciò che è dotato di maniglia lei lo scambia per una porta. Ha già tentato di infilarsi: in un armadio a muro dell’infermeria; nel cassetto del comodino della signora M.; nello sgabuzzino delle scope. Questa mattina l’abbiamo trovata semi-ibernata nel freezer della sala (gira la lavagna) mensa. Sono un po’ stanca. Ti abbraccio, Anna.
P.S.: Non è per contraddirti, ma ricordo benissimo che l’idea geniale della lavagna è della mamma. Un bacio.
 
Giovedì sera. Cara, questa mattina ti sembravo un dio greco perché non sono riuscito a trovare il pigiama. Detesto dormire nudo e, inoltre, non riesco più a voltare il collo verso sinistra. Il pigiama l’ho trovato nella credenza, sotto la scatola dei biscotti. Dovresti essere un po’ più ordinata. E, tesoro, la tua mamma sarà anche una brava donna, ma l’ultima idea geniale che ha avuto risale a quando ha lasciato tuo padre. Baci, Luca.
 
Venerdì. Carino, non capisco perché ti ostini con questa stupida storia della lavagna e, soprattutto, perché tu ce l’abbia tanto con papà. Speravo ci saremmo visti oggi, ma avevo dimenticato che hai i ritiri con quelle oche giulive delle tue giocatrici di pallacanestro. Quando tornerai io avrò ancora il turno di notte e l’idea di rincorrere la signora F. mi fa impazzire. Ma sai che l’hanno recuperata sulla statale in camicia da notte e vestaglia che faceva l’autostop? Ha ottantadue anni, chi vuoi che se la carichi? Scusa per il pigiama (gira la lavagna), ma con gli orari che faccio non sono sempre lucida. Ciao, Anna.
 
Sabato. Non mi è piaciuto per niente il tono dell’ultimo messaggio. Ci tengo a sottolineare il fatto che ce l’ho con tuo padre per il semplice motivo che l’ultima volta che l’ho visto guidava la mia macchina dopodiché della mia macchina sono rimasti il volante e l’arbre magique all’aroma di pino. Ti sarei inoltre grato se non definissi “oche giulive” le mie ragazze e di piantarla di raccontarmi vita morte e miracoli della signora F. di cui, scusa la franchezza, non potrebbe fregarmene di meno. Ciao, Luca.
P.S.: Dove hai messo i miei calzini bianchi? Sotto la scatola dei biscotti non li ho trovati.
II P.S.: Non è necessario che tu scriva “gira la lavagna”: ho frequentato di recente un corso per corrispondenza sull’utilizzo della lavagna nella cultura occidentale ed ora, essa, non ha più segreti per me.
 
Domenica. Da quando sei diventato così volgare e sarcastico? Per non dire di quanto tu sia egoista e insensibile. La signora F. è una povera donna sola e malata. Non voglio neanche prendere in considerazione, poi, le malignità su mio padre. I tuoi calzini bianchi non sono più tali perché li ho lavati con la roba colorata. Ora sono quelli rosa vicino ai fazzoletti. Anna.
 
Lunedì. Io non sono volgare. I calzini rosa shocking lo sono. E quelle su tuo padre non sono malignità: prova a scendere nel box. Quel buco vuoto che vedrai è dove una volta stava la MIA automobile che TUO padre ha disintegrato andando a duecento all’ora sulla statale di notte con la sua amichetta. Ultima cosa: posso sapere cos’hai messo nell’acquario? L’acqua è color cobalto e i pesci sembrano anemici. Luca.
P.S.: Per ciò che riguarda la signora F.: spero che qualcuno la strangoli quanto prima.
 
Martedì. Non posso credere che tu sia la persona per la quale non ho sposato Giorgio, un uomo che mi adorava e che giammai mi avrebbe fatto lavare i suoi calzini. Sappi, comunque, che ho intenzione di tornare da mia madre. Di tre cose sono felice: che papà abbia distrutto la tua stupida macchina; che i pesci siano candeggiati e che la signora F. stia benissimo. Addio (gira la lavagna) idiota.
 
Mercoledì. Questo è l’ultimo messaggio che leggerai perché, insieme al resto della tua roba, impacchetterò anche questa stramaledetta lavagna che, pensandoci bene, visto la fortuna che ci ha portato, è senz’altro un regalo di tua madre. Portati via anche i miei calzini rosa e regalali a Giorgio che, voglio ricordarti, non hai sposato in quanto lo era già con tua sorella. Sappi, inoltre, che ho sempre odiato il budino di riso che mi propinavi tutte le domeniche. Addio, vipera.
P.S.: Da ora in poi se vuoi darmi notizie della signora F. consulta il mio avvocato.
 
tratto da Il pelago nell'uovo, ed. Mobydick
 
Tutti i diritti sono riservati
commenti (17) • commenti (17)(popup)

giovedì, 30 agosto 2007, ore 09:48
postato da bagar in diario fuoribordo • P.link

Il fatto è che in questi giorni di umido molliccio, non respiro. Fatico a trovare l'aria nei polmoni e i pensieri sono più lenti e sfuocati. Mi dico che è la bassa pressione. Quarantun'anni mi paiono troppo pochi per dirmi totalmente rincoglionita. Quindi, è la bassa pressione. Se i pensieri si accavallano e ho un vago sentore di malinconia, è la bassa pressione. Se mi sembra che il mondo sia un luogo un poco feroce, è la bassa pressione. Se la più grande difficoltà che mi pare di riscontrare tra le persone è la mancanza di capacità di ascolto, è la bassa pressione.

Però, ne fa di danni, eh?

Così, pubblico questa foto che mi mette allegria e ringrazio Ornella Erminio, l'autrice.

 

 

foto tratta dal bellissimo sito di Ornella Erminio
www.ornellaerminio.eu

commenti (4) • commenti (4)(popup)

martedì, 28 agosto 2007, ore 16:01
postato da bagar in i libri degli altri, diario fuoribordo • P.link

"C'è un solo problema, con gli scrittori. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende molte, molte copie, pensano di essere  grandi. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende un buon numero di copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono viene pubblicato e vende pochissime copie, pensano di essere grandi. Se quello che scrivono non viene pubblicato e non hanno i soldi per farlo pubblicare a loro spese, allora pensano di essere veramente il massimo. La verità, comunque, è che di grandi scrittori ce n'è pochi. Ma si può star sicuri che gli scrittori peggiori sono quelli maggiormente convinti della propria grandezza, meno dubbiosi. Comunque gli scrittori erano da evitare e io cercavo di evitarli, ma era quasi impossibile. Speravano in una specie di legame fraterno, di corrente segreta che ci unisce. Niente di tutto questo aveva a che fare con lo scrivere, niente di tutto questo era di quache aiuto, quando ci si metteva alla macchina da scrivere".

Charles Bukowski, Donne

ps: io credo abbia ragione.

Guanda editore
€ 12.80; p. 303
traduzione di M. Caramella

commenti (5) • commenti (5)(popup)

mercoledì, 22 agosto 2007, ore 10:33
postato da bagar in diario fuoribordo • P.link

Su un sito internet, in homepage, si può andare a vedere in video la morte tra le onde del mare di un ragazzino di sedici anni, travolto dall'uragano Dean. Ora, mi domando, perché una persona dovrebbe voler vedere una scena del genere? Perché siamo così affascinati dalla visone di una morte? Ma non quella in un film, che è finta. Quella in un video che si suppone vera. Perché questa ricerca dell'orrore? Per confortarci (per fortuna io sono vivo)? Per curiosità (mai visto un urugano in azione in vita mia)? Per cinismo (meglio lui che io)? Per compassione (povero ragazzo così giovane, che morte terribile)? Per ragioni scientifiche (quanto ci avrà messo a morire con quelle onde e quel vento)? Per questioni filosofiche (siamo davvero un niente che  un vento forte si può portare via in un secondo)?

Perché?

Io non lo so. So però cosa si prova a stare in mezzo al mare a pancia in giù sapendo che la morte è lì. Nessun video lo può raccontare, credetemi.

commenti (6) • commenti (6)(popup)

giovedì, 16 agosto 2007, ore 10:57
postato da bagar in i libri degli altri, diario fuoribordo • P.link

Non è facile scrivere d'amore. La retorica è lì, che ti aspetta famelica. Il ridicolo, poi, attende a braccia aperte. E' difficile scrivere d'amore, quasi più che parlarne. Il fatto è che le parole scritte, restano. Conficcate nelle pagine a eterna memoria (ma esiste ancora qualcuno che ha "memoria" in questo paese? però questo è un altro post...).

Tra le tante pagine , ne ricordo una in particolare, perché, per me, è una delle più belle mai scritte. L'autore è il controverso, odiato, discusso:Louis Ferdinand Céline.

"Sono passati degli anni da quella partenza e poi ancora anni... Ho scritto spesso a Detroit e poi altrove a tutti gli indirizzi che mi ricordavo e dove potevano conoscerla, seguirla Molly. Non ho mai ricevuto risposta. Il casotto è chiuso adesso. E' tutto quello che ho potuto sapere. Buona, ammirevole Molly, vorrei se può ancora leggermi da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato per lei, che l'amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole a dividere il mio pane e il mio destino furtivo. Se lei non è più bella, ebbene tanto peggio! Ci arrangeremo. Ho conservato tanto della sua bellezza a me così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per almeno vent'anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.
Per lasciarla mi ci è voluta proprio della follia, della specie più brutta e fredda. Comunque, ho difeso la mia anima fino ad oggi e se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri, per quel tanto  di gentilezza e di sogno che Molly mi ha regalato nel corso di qualche mese d'America."

da Viaggio al termine della notte


ed. Corbaccio
traduzione di Ernesto Ferrero
p. 575
€ 22,60

commenti • commenti (popup)

lunedì, 13 agosto 2007, ore 10:40
postato da bagar in diario fuoribordo • P.link

AMATOTOTO'

Totò, peppino e la malafemmina

Io amo Totò. Non quello giovane dalla faccia senza rughe, né quello "scoperto" da Pasolini, maschera tragica. Io amo il Totò de La banda degli onesti, Totò Peppino  e i fuorilegge, Totò contro i quattro, Totò, Peppino e la malafemmina e via così. La maggior parte di queste peliccole sono storie stupide che fanno acqua da tutte le parti e che si reggono solo ed esclusivamente sulla grandezza di Totò e dei suoi partner - soprattutto Peppino De Felippo e Aldo Frabrizi - e dei personaggi minori (uno tra tutti, che minore prorpio non era, Luigi Pavese).

Molti dei suoi film li conosco a memoria, battuta dopo battuta. Posso rivederli cento volte e cento volte mi perdo nella mimica facciale e nella voce e nei gesti e nelle parole di questo genio della commedia e tragedia umana.

Gli americani hanno Stanlio e Olio, Baster Keaton, gli inglesi Charlie Chaplin (insomma, gli inglesi... gli americani direi), i francesi Tatì e noi l'unico, immenso, irripetibile principe Antonio De Curtis, in arte e in vita Totò.

commenti • commenti (popup)

giovedì, 09 agosto 2007, ore 10:38
postato da bagar in diario fuoribordo • P.link

Odio la pioggia. D'estate, poi, non ne parliamo. Mi deprimono quelle grasse nuvole nere che transitano sopra la mia testa. D'estate voglio il SOLE!

Per l'occasione, tempo fa avevo scritto un racconto...

 
ALTA PRESSIONE
 
 
Strinse forte la cintura attorno al collo dell’uomo, schiacciandogli la nuca contro il pilastro. Al di là della porta giungevano voci concitate.
Ettore Moroso se ne strabatteva delle voci e pure dei mugolii che stava emettendo l’uomo semi-strangolato ai suoi piedi.
Ettore Moroso voleva giustizia.
“Allora, lo vede il sole lei?” disse inginocchiandosi in modo da poter ficcare gli occhi in quelli del traditore.
Il traditore - che si chiamava Aurelio Bruni, di anni quaranta, bello d’aspetto e dalla voce profonda e vellutata, con una zazzera di capelli neri spruzzati di bianco in modo oculato e sapiente - da mezz’ora - ossia da quando Ettore Moroso, eludendo la sorveglianza, aveva fatto irruzione nello studio armato di pistola – era certo di essere precipitato in un incubo.
Il pazzo, che solo dopo alcuni minuti si era identificato come Ettore Moroso, si era avventato contro di lui, l’Aurelio, mentre stava indicando sulla cartina dell’Italia, le aree di alta pressione, il bel viso rivolto alla telecamera. Aurelio Bruni stava dicendo: “… quindi per il fine settimana possiamo prevedere cielo sereno e temperature alte su tutta la penisola…” e a quel punto il pazzo aveva fatto il suo ingresso, minacciando una strage se non fossero usciti tutti, tranne il cameraman e l’Aurelio.
Quindi, da mezz’ora teneva la pistola puntata contro il Bruni e ora lo aveva pure immobilizzato con quello schifo di cintura spelacchiata che gli aveva retto i calzoni fino a un secondo prima.
“Allora, lo vede il sole lei? Sente caldo? Le pare un’estate torrida?”
Aurelio Bruni scosse la testa in segno di diniego. In pochi minuti sentiva di aver perso cinque anni di vita.
“E allora perché da un mese ci strazia l’anima dicendo: ‘Oggi sole e domani sereno’, ‘Temperature in rialzo’ e da un mese fa freddo, piove, mi sono andate a puttane le ferie, mia moglie è isterica per il cattivo tempo e NON MI SONO NATI I POMODORI PER IL FREDDO?”
Aurelio Bruni lo fissava sgomento.
“Ma da dove le trasmettete le previsioni del tempo? Dalle Bermuda? Dall’Africa equatoriale? Dica la verità, brutto bastardo, sono quelli dell’ente turismo che vi pagano per cacciare un sacco di palle e infinocchiare la gente in modo che si organizzi per week-end al mare che poi trascorre regolarmente sotto l’acqua?”
Aurelio Bruni che in realtà voleva fare il giornalista e invece lo avevano schiaffato a leggere le previsioni del tempo come un povero coglione, aprì la bocca per replicare, ma Ettore era un fiume in piena, una tromba d’aria (tanto per stare in tema).
“Se lo ricorda cosa aveva previsto per oggi?”
Aurelio fece no con la testa.
“Le spolvero io la memoria. Aveva previsto: ‘alta pressione su tutta Italia e temperature al di sopra della media di questo periodo’. Sa, allora, date le previsioni favorevoli, cosa avevo organizzato io con la mia famiglia, suocera compresa?”
L’Aurelio non ci provò nemmeno a rispondere.
“UNA GITA AL MARE! Dopo un mese di pioggia e freddo a luglio, avevamo organizzato una misera, fottuta gita al mare! Mia moglie ha lavorato tutto ieri per preparare il pic-nic. Abbiamo roba per sfamare un esercito. E, invece, cos’è questo?” domandò, indicando se stesso.
L’Aurelio azzardò: “Un golf di lana?”
“Esatto!” ruggì Ettore Moroso investendo il bel volto dell’Aurelio con uno scroscio temporalesco di sputacchi.
“Ma la perturbazione atlantica…”
“La perturbazione atlantica un cazzo!” Ettore Moroso era a un centimetro dalla faccia di Aurelio Bruni, più che incollato cesellato nel pilastro posto al centro dello studio (che, tra l’altro, nessuno aveva mai capito perché lo avessero messo lì. Il pilastro, naturalmente).
“Adesso lei farà una bella cosa” disse Ettore Moroso cambiando improvvisamente tono, e diventando suadente, cosa questa che sprofondò l’Aurelio in un abisso di terrore puro.
“Co-co-co…”
“No, non un uovo. Voglio che faccia un’altra cosa.”
“Co-cosa?”
Al cameraman che sino a quel momento era rimasto in religioso silenzio, scappò una risatina. L’Aurelio, raccogliendo l’ultimo briciolo di energia rimastagli, lo fulminò con lo sguardo.
“Voglio” continuò Ettore Moroso “che legga questo” e gli porse un foglio su cui c’erano poche righe battute a macchina.
Aurelio che in quel momento avrebbe letto in diretta anche una lettera della sua amante –sua dell’Aurelio – prese il foglio con mano tremante.
“Lei, registri e chieda che lo mandino in onda SUBITO.”
Il cameraman parlottò in un microfono e dopo due minuti disse: “Ok”.
“E se qualcuno cerca di fregarmi” disse Ettore Moroso che aveva fatto dell’ispettore Callaghan il suo mito –torno e vi sparo a tutti nelle palle”. In quel momento, nell’enfasi, dimenticò che la pistola che reggeva tra le mani era quella finta di suo figlio. Dimenticanza che rese molto realistica la sua dichiarazione e fece perdere all’Aurelio almeno altri dieci anni di vita.
Così, Aurelio Bruni lesse: “Italiane e italiani, io e il servizio dell’aeronautica tutto vi chiediamo perdono per tutti questi anni di previsioni meteorologiche sbagliate, di sole vanamente annunciato, di piogge ignorate, di temperature bluffate e vi giuriamo che mai più andremo in onda, noi e le nostre cartine computerizzate e i nostri satelliti del cazzo”.
Aurelio Bruni lesse e poi svenne.
Quando lo arrestarono, Ettore Moroso non oppose resistenza, anzi sorrise alle forze dell’ordine. Volle solo che gli restituissero la cintura con cui aveva tenuto imprigionato Aurelio Bruni. “E’ un regalo di mia moglie” disse.
Ad attenderlo fuori dagli studi televisivi, sotto una pioggia fitta e gelida, una folla plaudente.
commenti • commenti (popup)

mercoledì, 08 agosto 2007, ore 11:44
postato da bagar in musica, poesie • P.link

 

 Blue notebook

Blue Notebook è un viaggio tra musica e parole. La musica dei Faxtet e le parole delle poesie del fiammingo Willem M. Roggeman, lette  da Willem stesso e da Giovanni Nadiani, curato il progetto.
Le note s'intrecciano, si fondono, si scontrano con questa lingua -il fammingo - spigolosa e, allo stesso tempo, musicale.
Protagonsta assoluto il jazz e gli uomini che lo hanno reso grande.


E' un'esperienza bella e strana l'ascolto di un cd in cui non è solo la musica a essere  il filo conduttore. I Faxtet ci hanno già regalato altri viaggi simili, per esempio con Storie di jazz, su testi di Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi; Duke & Co, con racconti di Aldo Gianolio, interpretati da Paolo Nori.

Si ascolta musica, si ascoltano parole, si viaggia in mondo paralleli.

Ve lo consiglio, davvero.

 

Chelsea Bridge

De verdoofde shaduw van Gerry Mulligan
rende die morgen plots bang van hem weg.
Hij hing zijn saxofoon op aan de 
                                   maansikkel
waarma gele noten druppelden op
                               Chelsea Bridge.
(...)

 Willem M. Roggeman

Chelsea Bridge

L'ombra stordita  di Gerry Mulligan
quel mattino all'improvviso lo abbandonò
                                                        impaurita.
Lui appese il suo sax alla falce lunare
e note gialle sgocciolarono su
                          Chelsea Bridge.

traduzione di Giovanni Nadiani

 

Blue Notebook (poesia jazz)
di Willem M. Roggeman
tradotto da Giovanni Nadiani
sulle musiche originali eseguite e composte dal Faxtet

Collana Carta da musica 17
Cd più libretto di 36 pagine - testi originali a fronte euro 16,00

commenti • commenti (popup)

martedì, 07 agosto 2007, ore 19:27
postato da bagar in poesie, quelle vere, diario fuoribordo • P.link

 

Oggi mi va di trascrivere una poesia che amo molto. E non solo perché è intitolata Barbara... :-). Una poesia contro la guerra. Le guerre. Contro la loro intrinseca, irriducibile, drammatica stupidità.

 

BARBARA
 

Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
Épanouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t'ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N'oublie pas
Un homme sous un porche s'abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t'es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m'en veux pas si je te tutoie
Je dis tu a tous ceux que j'aime
Même si je ne les ai vus qu'une seule fois
Je dis tu a tous ceux qui s'aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
N'oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l'arsenal
Sur le bateau d'Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu'es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d'acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n'est plus pareil et tout est abîmé
C'est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n'est même plus l'orage
De fer d'acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l'eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.

 
 Jacques Prévert
 
BARBARA 
Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Raggiante rapita grondante
Sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua su Brest
E t’ho incontrata in rue de Siam
Tu sorridevi
E sorridevo anch’io
Ricordati Barbara
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati
Ricordati comunque di quel giorno
Non dimenticare
Un uomo si riparava sotto un portico
Ed ha gridato il tuo nome
Barbara
E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia
Grondante rapita raggiante
Gettandoti tra le sue braccia
Ricordati di questo Barbara
E non volermene se ti do del tu
Io dico tu a tutti quelli che amo
Anche se non li ho visti che una sola volta
Io dico tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara
Non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
Sul tuo viso felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare
Sull’arsenale
Sul battello d’Ouessant
Oh Barbara
Che cazzata la guerra
E cosa sei diventata adesso
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco acciaio sangue
E lui che ti stringeva fra le braccia
Amorosamente
È forse morto disperso o invece
Vive ancora
Oh Barbara
Piove senza tregua su Brest
Come pioveva prima
Ma non è più così e tutto si è guastato
È una pioggia di morte desolata e crudele
Non è nemmeno più bufera
Di ferro acciaio sangue
Ma solamente nuvole
Che schiattano come cani
Come cani che spariscono
Seguendo la corrente su Brest
E scappano lontano a imputridire
Lontano lontano da Brest
Dove non c’è più niente.
 
Jacques Prévert
 
commenti • commenti (popup)

sabato, 04 agosto 2007, ore 11:44
postato da bagar in non-recensioni, i libri degli altri • P.link

A pagina 300 ho mollato il colpo. Il libro di Tom Wolfe Io sono Charlotte Simmons non lo digerisco. Proprio non va giù. Più di 700 pagine di vita di studenti americani della Dupont University, immaginario tempio della cultura americana e di coloro che dovrebbero essere la classe dirigente di domani. Tra sfoggio di deltoidi e muscoli vari, piccole beghe tra piccoli arrivisti, infinite partite di basket, feste e lezioni e dialoghi giovanilistici, Wolfe tenta una critica sociale dell'american style utilizzando la figura di Charlotte Simmons, giovane matricola che arriva dalle montagne come una Heidi in chiave statunitense. Pura, ingenua, intelligente in un mondo di assatanati di sesso e arrivismo. Però, però. Però questo libro ANNOIA e la critica sociale - che c'è, nel sarcasmo delle descrizioni - è all'acqua di rose e non è una molla abbastanza forte per spingermi in avanti nella lettura. Ed è uno dei peccati che non so perdonare agli scrittori, soprattutto se grandi.

Mondadori
p. 777, € 22.00

Così, ho iniziato Il corsivo è mio di Nina Berberova. E a pagina 20 sono già nell'incanto. Della Berberova vi consiglio tutto ciò che ha scritto, in modo particcolare Il lacchè e la puttana, piccolo, grande capolavoro.

 

$

Adelphi
p. 595, € 29.00

"Che ne facciamo della visione tragica della vita in cui siamo stati educati? Del tragico periodo della nostra storia? Del destino della mia patria, della mia generazione e infine del mio destino personale? Mi sembra che una risposta ci sia: la tragedia mi fu data come terreno, come base di vita: noi, nati tra il 1900 e il 1910, siamo cresciuti nella tragedia che a suo tempo è entrata in noi; per così dire l'abbiamo bevuta, ce ne siamo nutriti e l'abbiamo assimilata, ma ora che la tragedia è finita ed è iniziato l'epos, io ho il diritto, dopo aver vissuto una vita, di non prendermi troppo sul serio".  (Nina Berberova, Il corsivo è mio).

Adelphi, p. 96; €6.20 - traduzione di Donatella Sant'Elia

commenti (2) • commenti (2)(popup)

venerdì, 03 agosto 2007, ore 10:55
postato da bagar in diario fuoribordo • P.link

commenti • commenti (popup)

giovedì, 02 agosto 2007, ore 12:02
postato da bagar in diario fuoribordo • P.link

La frase era: "Dopo Carosello, a letto". Puntuale. Precisa. Insorabile. Ma quanto era bella l'attesa di Carosello? E quanto erano belli gli spot di Carosello? Ho trovato il sito su cui si possono riguardare quelli più famosi, e quasi mi veniva da piangere! Quel bianco e nero, quell'ingenuità, quella lunghezza! Con un Carosello di allora ci fanno trenta spot adesso. Velocità. Velocità. Non c'è tempo da perdere. Mostrare. Vendere.Comprare.

Ma Carosello... quanto mi manca!            

                          

commenti (3) • commenti (3)(popup)

mercoledì, 01 agosto 2007, ore 17:00
postato da bagar in i libri degli altri, diario fuoribordo • P.link

Si sta svolgendo un dibattito mediatico sul tema degli aiuti che i Vip (e non solo) stanno dando all'Africa, con grande clamore pubblcitario.  Uzodinma Iweala, scrittore americano-nigeriano, in un interessante articolo apparso qualche giorno fa su La Repubblica, sostiene che l'Occidente, per sgravarsi dai sensi di colpa per la crisi che ha provocato in Oriente, usi l'Africa per redimersi. Io correggerei il tiro: l'Occidente ha molte responsabilità anche in Africa.
Ciò che amareggia Iweala è che, tra tanto furore di salvazione, nessuno parli anche di ciò che gli africani stanno facendo per il proprio continente, e non intende solo guerre fratricide (in cui la responsablità dell'Occidente nel commercio delle armi, per esempio, non è cosa da trascurare), ma azioni di cooperazione, negoziazione, impegno politico-culturale-sociale.

Lo scrittore afro-americano non mette in discussione la buonafede (anche se di taluni è sospetta...) di chi compie operazioni pro-Africa, ma sottolinea la mancanza di informazione, di apertura e attenzione verso una cultura "altra".
Noi occidentali siamo i buoni, siamo i forti e potenti e vi salviamo. E non vogliamo sapere altro.

Nel mio piccolissimo, la cosa mi tocca sul vivo perché, insieme ad altre 22 autrici, ho partecipato a un'antologia di racconti, il cui ricavato va, a fine benefico, in Malawi, attraverso l'UNICEF. Tengo a sottolineare che sono contenta di aver partecipato e che ancora parteciperò a quest'avventura delle antologie "pro". Non rinnego nulla. Ma vivo la vergogna che, da sempre, mi provocano le operazioni benefiche. Il mio bisnonno, quando qualcuno gli parlava bene delle dame di carità, diceva che i ricchi  prima avevano creato i poveri e dopo gli ospizi per ricoverarceli e aiutarli. Aveva ragione. Prima abbiamo distrutto l'Africa e dopo la aiutiamo (la aiutiamo?). Non sarebbe meglio fermarci a riflettere e magari fare anche un passo indietro? Smetterla di strombazzare a destra e a manca che adottiamo bambini del terzo mondo (anche se poi lo facciamo davvero, nel privato), che ci lanciamo in crociate pro questo e pro quello, ma proviamo a capire e a conoscere davvero?

Oggi, Claudia Morgoglione, sempre dalle pagine de La Repubblica, ritorna sull'argomento per fare un sondaggio sull'utlità o meno delle operazioni dei Vip pro-Africa.
Io non voglio fare un sondaggio, ma esprimere il mio profondo disagio. Come occidentale, come scrittrice. E penso a un'antologia di autrici africane (e se ne esiste qualcuna tradotta in italiano, vi prego di dirmelo)...

 

Einaudi, 2006
€ 9.50

commenti (6) • commenti (6)(popup)