SESSANTANOVE SCHEGGE
di
Euro Carello
Quattro o cinque dietro un furgone lanciano pietre, anche una bottiglia di birra.
In mezzo al viale, un piccoletto che conosco di vista si è accovacciato, piegato di fianco con il braccio destro teso, in mano un grosso sasso. Scatta come una molla, il sasso finisce nella fila grigioverde che sta venendo avanti.
I lacrimogeni arrivano subito, il fumo sale e si sparge, crea isole di vuoto nel corteo. Molti lasciano i cordoni per infilarsi in un cantiere vicino. Tornano con mattoni, pezzi di ferro, bastoni. Altri stanno a vedere, fermi sul controviale, tra le panchine e quel poco d'erba secca.
Stanno arrivando! Via, via!
Emilia ce l'ho per mano, come sempre. Corriamo verso un gruppo di case a lato di uno spiazzo sterrato. Dietro, urla e sirene e fumo. Sono sudato, l'eskimo mi impaccia e pesa. Cerco di guardare contemporaneamente da tutte le parti, strattono Emilia e la tengo su quando inciampa rischiando di cadere. Ci siamo dispersi, il corteo non c'è più.
Arrivano due cellulari, bloccano la strada dietro, prendiamo le vie laterali. Dappertutto divise, riflessi di sole sui caschi. Via, di corsa, quella casa laggiù!
Casa operaia, poche auto, qualche bici. Arriviamo trafelati al portone. Siamo pochi, sei o sette, gettati in avanti, le mani aperte schiacciate su tutti i campanelli insieme. Aprono subito. Corriamo per le scale, scivolando sui gradini. Busso alla prima porta. Emilia mi guarda stravolta, i capelli negli occhi, aggrappata stretta alla mia mano.
Aprono una donna e il marito, mezza età, facce stanche da operai. Ci guardano stupiti, ma non fanno domande. Sul tavolo di formica lei ci porta un bicchier d'acqua, lui dice "sedetevi, ragazzi, siete tutti sudati ". Noi ci guardiamo in faccia e ci viene da ridere. A Emilia brillano gli occhi.
RACCONTI IMMORALI
di
E.l.e.n.a
