giovedì, 14 febbraio 2008, ore 09:42

 

PROFILO

di

Giorgio Sannino

 Dedicato a  Ettore Sannino

La regola era sempre la stessa: silenzio.

   Non si poteva fiatare, ci si poteva muovere ma senza fare rumore e comunque il meno possibile. Lui si sedeva di fronte alla tela bianca e la persona ammessa, mai più di una, poteva restargli accanto. Guardare. Respirare. La concentrazione andava preservata. L’ispirazione. Quando dipingeva non c’erano motivi cause fattori esterni. Stava dipingendo. Cominciava sempre con tre segni di carboncino. Ai miei occhi di bambino erano onde verticali, oblique o appena accennate. Non sapevo cosa ne sarebbe nato, perciò me ne restavo lì, a guardare la vita nascere immobile come me, sospesa come il mio respiro. Mia madre si stupiva. Il mio pallone, le mie ginocchia sbucciate, la mia voce perforante si zittivano. Al fianco di mio nonno entravo in apnee surreali. Resistevo senza fatica fino alla fine della giornata, certe volte coincideva con la fine del quadro. Allora lui mi diceva ecco fatto, ti piace? Mi facevo serio, cercavo di appellarmi a qualsiasi pretesto che mi deviasse da quello che pensavo e cioè che fosse una magia, che non ci fosse film o favola o avventura migliore.

   Portava un berretto rosso e una sciarpa gialla. Era largo di pancia, rideva di faccia e parlava il giusto.

   Ha dipinto per cinquant’anni. Per l’Italia ci sono tanti di quei quadri che neanche la casa del sindaco, pensavo. Perché nella casa del sindaco avevo visto una parete coperta di cornici e credevo che fossero più di mille. Poi c’erano stati il monumento ai caduti di Portici, circondato dagli alberi della Villa Comunale e la facciata della chiesa intitolata alla Nascita della Vergine. E tutte quelle statue e gli altorilievi e… Oggi gl’intestano una via e lui ne avrebbe riso. Si sarebbe messo le mani sulla pancia e avrebbe ricordato la guerra, quando per mangiare si era messo a dipingere in serie vedute del golfo di Napoli per gli ufficiali inglesi, con una portaerei all’ingresso e l’aviazione a bombardarla.

   Gli facevano lacrimare gli occhi quei finti golfi in serie, perciò non li firmava, ma il pane, quello, a casa lo portava.

 

LA PROSSIMA STROFA

di

Robert Ghattas

 

Leggera nell'aria e pesante sui tetti, la neve ha fatto stamane ciò che al fico negli anni era riuscito solo in parte. Le tegole a ranghi rotti, stanche sulla terra bianca di oggi e nera di sempre, non sembrano rimpiangere il loro antico mestiere di separare il dentro dal fuori. 

Sempre si torna a ciò che si ama. 

Una volta ancora questo refrain suona, ogni volta ancora la strofa cambia. Sono venuto a vedere questa casa ad ogni tempo del cielo, del ruotare dei pianeti, del mutare degli umori; e sempre ho trovato esattamente quello che cercavo: ricordi di focolare tra i mattoni, sogni di vita nel fico fuori dalla sua asola, la collina poco più in là perdere convessità per concedersi orizzontale al mare. 

Oggi la neve ha cancellato il dentro e il fuori. 

Poesia scritta stretta, un maglione di parole tricotées dure e rigide: questo abbiamo costruito, sperando ci scaldasse l'inverno che fino a ieri era pioggia che fa correre via dai fuori e sperare riparo nei dentro. Abbiamo creduto alle bugie dei tetti, dei rifugi, dei maglioni. Ci vorrebbe il bianco che cancella il dentro dei pensieri e il fuori degli amplessi. Tra noi ci vorrebbe il bianco di carta sul quale calligrafare nuove poesie, il bianco di lenzuola che nella notte trasforma il domani in già, il bianco di proiettore che nella pellicola fonde l'altrove e il qui, il bianco di latte per far diventare grandi i nostri sogni, il bianco di farina per fare pane nuovo. 

Tra noi ci sarà il bianco di denti per quando la vita si fa dura, il bianco di sale per quando la vita perde sapore. Sempre si torna a ciò che si ama.


    

bagar
P.link ¦ commenti (17)
Commenti
#1    14 Febbraio 2008 - 10:02
 
Profilo: Scritto con eleganza, con la modestia che cela le grandi cose e i grandi racconti. I miei complimenti.
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#2    14 Febbraio 2008 - 10:05
 
La prossima strofa: In realtà una lunga poesia, la narrazione cede il posto al lirismo e in questo caso non è male, anzi il risultato è eccellente. Complimenti.
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#3    14 Febbraio 2008 - 11:33
 
Profilo: molto pulito, scorrevole, toccante. Bella scrittura e bella storia. Mi piace molto.
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#4    14 Febbraio 2008 - 11:37
 
La prossima strofa: come racconto faccio fatica a seguirlo. Come poesia molto bella.
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#5    14 Febbraio 2008 - 12:02
 
http://delle

[..] Che devo fare, sono giorni autoreferenziali, abbiate pazienza, in fondo, corto si può fare [..]
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#6    14 Febbraio 2008 - 12:42
 
grazie. di cuore. è pura vita. e puro ricordo. di bambino e quindi indelebile.
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#7    14 Febbraio 2008 - 17:29
 
"Profilo": l'ho letto con piacere, senza sforzo, con rivelazioni progressive (che cosa succede nel silenzio? chi è il pittore?) e con la tenerezza che sempre portano con sè questi ricordi e queste persone.
Una scrittura precisa, chiara, limpida. Una bellissima, quasi fulminea descrizione. Bello.
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#8    14 Febbraio 2008 - 19:22
 
leggo tutti i corti con voracità ma mi vergogno a commentare, ebbene sì, sono una professionista dei commenti banali, quindi appena posso evito!

Qui però sono felice di leggere Robert Ghattas che come avete già detto voi ha una prosa che è poesia. Ho particolarmente apprezzato “un maglione di parole tricotées dure e rigide” :-)
….ma non solo quello!!

baci

fem
utente anonimo

#9    15 Febbraio 2008 - 10:25
 
LaVostraProf, davvero lusingato, e a maggior ragione perché il giudizio viene da una "Profe". Ora vengo a leggerti.
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#10    15 Febbraio 2008 - 10:55
 
Bene, allora chiedo il permesso di stampare e portare a scuola lunedì, per il laboratorio dei ragazzi. Quel nonno che "portava un berretto rosso e una sciarpa gialla. Era largo di pancia, rideva di faccia e parlava il giusto" devo farlo conoscere anche ai ragazzi. :-)
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#11    15 Febbraio 2008 - 12:26
 
a chi pubblica, a chi legge, a chi apprezza, a chi commenta: grazie.

robertghattas
utente anonimo

#12    15 Febbraio 2008 - 14:37
 
Scherzi? Lusingato, LaVostraProf. Che il nonno vada ai ragazzi :)
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#13    15 Febbraio 2008 - 22:40
 
sannino
bravo
stop
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#14    16 Febbraio 2008 - 20:39
 
abbraccio, chiunque tu sia. stop
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#15    07 Marzo 2008 - 00:40
 
“Le cose che non ti ho detto”, romanzo di Bruno Morchio, Garzanti editore

[..] . . . Seconda uscita nazionale, dopo “”, per Bacci Pagano, il detective genovese le cui gesta sono raccontate da Bruno Morchio, 54 anni, psicologo e psicoterapeuta, a sua volta genovese. . Intanto un vero peccato che i primi tre romanz [..]
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#16    29 Agosto 2008 - 21:52
 
lo vedo, il nonno, lo ricordo, è vero come il pane e l'aria...e ricordi il suo eterno basco blu di traverso, i suoi tondi occhiali sollevati sulla fronte mentre leggeva, il viso vicino al foglio? Bello, Giorgio, bello parlare del nonno, un vero profilo, lo dice anche ...Ettore Sannino
utente anonimo

#17    22 Settembre 2008 - 16:02
 
Ettore, cugino caro, non posso crederci!!
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Commenti
¦ commenti (17)(popup) ¦ categoria : parole, storie, corto si può fare