
Cara A
Pensavo fosse facile buttar giù due righe.
Pensavo che per uno come me fosse talmente ovvio far girare le parole e allinearle alla perfezione.
Cazzo, quanto sbagliavo.
Non avevo mai pensato di scriverti, ci sentiamo in molti altri modi che mi sembrava ridicolo pensare a una lettera tradizionale. Eppure, forse, così è meglio.
Perché io e te siamo. Lo sai anche tu, te lo leggo negli occhi.
Ci lega qualcosa che non saprei definire, forse non c’è un termine adatto, che possa sintetizzare quel miscuglio di eccitazione e comprensione. Perché alla fine è così. So che tu mi capisci, anche se non ti racconto granché, anche se mi perdo col lavoro e i viaggi, anche se non ci vediamo. So che ti basta un rumore, un sospiro o un’occhiata rapida tra la gente.
E questa cosa qui mi ha sempre spaventato.
Ricordi quando ti ho detto che ti voglio bene? Eravamo a casa mia ed era tardissimo. Noi due e la televisione accesa (cosa stavamo guardando proprio non lo so, rassegnati). Ad ogni modo ricordo che non ti sei stupita, anzi, hai quasi sorriso. E in quel ‘quasi sorriso lì’ c’era tutto.
Certe persone non sono destinate a stare insieme nel senso ‘tradizionale’ del termine. Me l’hai insegnato tu.
Allora vorrei scriverti adesso che restiamo comunque due tasselli che si cercano e si incastrano quando possono. E non è un voler sminuire questo nostro legame, tutt’altro credimi. Non mi piacciono certi aspetti di questo vedersi col singhiozzo e lo ‘dico’ proprio io che ci ho vissuto per quasi quarant’anni (col singhiozzo, facendo quello che volevo e spassandomela se capitava).
Sono uno stronzo, A, sono abituato a decidere della mia giornata e non sono capace di programmare come invece fai tu che sei maestra di tempi e modi. Non starò qui a sostenere che sei una specie di fanciulla perfetta, creatura ultraterrena dalle qualità infinite. Tanto non ci crederesti.
Tu sei complicata. E va bene, A, anzi, pure io non scherzo.
Quando non ci vediamo per un po’ mi manchi, ti penso poi ti cerco. Mi preoccupo per te anche se le tento tutte per non darlo a vedere, non ti telefono tanto quanto vorrei per esempio, ma tu sei lì, in un angolino del mio cuore che resterà sempre libero, se vorrai restare o tornare.
Più di così credo che non si possa.
Non c’è margine A e adesso, mentre lo scrivo un po’ mi sembra anche ingiusto.
Abbiamo altre vite oltre a questo legame, oltre all’essere qualcosa insieme. E quelle vite separate che portiamo avanti ci sono per un motivo, secondo me.
Io ti voglio bene.
Non mi nascondo più, vedi?
Ma c’è anche dell’altro, A.
C’è il fatto che l’amore e il sesso tra noi sono forti e intensi in questa situazione, lasciando in stand-by il resto per qualche ora a settimana.
Ma se cambiamo le variabili, sei davvero sicura che?
Se puoi resta.
Ma se ti fa stare troppo male, viverci così, vai.
Vai A..
Io so.
E capisco.
C.