venerdì, 04 aprile 2008, ore 09:25


 
Cara A
Pensavo fosse facile buttar giù due righe.
Pensavo che per uno come me fosse talmente ovvio far girare le parole e allinearle alla perfezione.
Cazzo, quanto sbagliavo.
Non avevo mai pensato di scriverti, ci sentiamo in molti altri modi che mi sembrava ridicolo pensare a una lettera tradizionale. Eppure, forse, così è meglio.
Perché io e te siamo. Lo sai anche tu, te lo leggo negli occhi.
Ci lega qualcosa che non saprei definire, forse non c’è un termine adatto, che possa sintetizzare quel miscuglio di eccitazione e comprensione. Perché alla fine è così. So che tu mi capisci, anche se non ti racconto granché, anche se mi perdo col lavoro e i viaggi, anche se non ci vediamo. So che ti basta un rumore, un sospiro o un’occhiata rapida tra la gente.
E questa cosa qui mi ha sempre spaventato.
Ricordi quando ti ho detto che ti voglio bene? Eravamo a casa mia ed era tardissimo. Noi due e la televisione accesa (cosa stavamo guardando proprio non lo so, rassegnati). Ad ogni modo ricordo che non ti sei stupita, anzi, hai quasi sorriso. E in quel ‘quasi sorriso lì’ c’era tutto.
Certe persone non sono destinate a stare insieme nel senso ‘tradizionale’ del termine. Me l’hai insegnato tu.       
Allora vorrei scriverti adesso che restiamo comunque due tasselli che si cercano e si incastrano quando possono. E non è un voler sminuire questo nostro legame, tutt’altro credimi. Non mi piacciono certi aspetti di questo vedersi col singhiozzo e lo ‘dico’ proprio io che ci ho vissuto per quasi quarant’anni (col singhiozzo, facendo quello che volevo e spassandomela se capitava).
Sono uno stronzo, A, sono abituato a decidere della mia giornata e non sono capace di programmare come invece fai tu che sei maestra di tempi e modi. Non starò qui a sostenere che sei una specie di fanciulla perfetta, creatura ultraterrena dalle qualità infinite. Tanto non ci crederesti.
Tu sei complicata. E va bene, A, anzi, pure io non scherzo.
Quando non ci vediamo per un po’ mi manchi, ti penso poi ti cerco. Mi preoccupo per te anche se le tento tutte per non darlo a vedere, non ti telefono tanto quanto vorrei per esempio, ma tu sei lì, in un angolino del mio cuore che resterà sempre libero, se vorrai restare o tornare.
Più di così credo che non si possa.
Non c’è margine A e adesso, mentre lo scrivo un po’ mi sembra  anche ingiusto.
Abbiamo altre vite oltre a questo legame, oltre all’essere qualcosa insieme. E quelle vite separate che portiamo avanti ci sono per un motivo, secondo me.
Io ti voglio bene.
Non mi nascondo più, vedi?
Ma c’è anche dell’altro, A.
C’è il fatto che l’amore e il sesso tra noi sono forti e intensi in questa situazione, lasciando in stand-by il resto per qualche ora a settimana.
Ma se cambiamo le variabili, sei davvero sicura che?
Se puoi resta.
Ma se ti fa stare troppo male, viverci così, vai.
Vai A..
Io so.
E capisco.
 
C.
 
Barbara Gozzi

bagar
P.link ¦ commenti (11)
Commenti
#1    04 Aprile 2008 - 13:52
 
Scusa se sono crudele, ma mi piace la sincerità. Ed è un parere personale. Comunque... questa lettera andrebbe benissimo scritta al femminile. Al maschile non convince, sa di falso. Quale uomo quarantenne, nella realtà, direbbe "Sei lì, in un angolino del mio cuore che resterà sempre libero, se vorrai restare o tornare." ?! No, non convince. Ida
utente anonimo

#2    04 Aprile 2008 - 15:57
 
Questa qui, delle quattro viste, mi è piaciuta,
sa di vero, sincero, di vita sentita, vissuta e carnale, meno letteraria.

MarioB.
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#3    04 Aprile 2008 - 17:01
 
@ida, credimi: c'è chi lo dice...
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#4    04 Aprile 2008 - 17:37
 
sin'ora la più bella, complimenti vivissimi
ciao
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente antanz1967

#5    04 Aprile 2008 - 18:54
 
E' la conseguenza reale di un insostenibile leggerezza dell'essere.
Maschile, archetipizzato da secoli di sedimentazioni a strati su strati.
Femminile, con la par condicio dei costumi.
Però è realissima e cruda. Come lo sono i tempi.
Brava Barbara
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente carl8

#6    04 Aprile 2008 - 19:07
 
mm, si..non è fuori dalle righe, interessante..
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente linodigianni

#7    04 Aprile 2008 - 19:30
 
@Bagar: sarà... intanto però è stata scritta da una donna. Senza nulla togliere alla buona scrittura della Gozzi (alcune frasi sono davvero notevoli) mi sembra che la lettera rispecchi ciò che noi donne vorremmo sentirci dire, ma che gli uomini (soprattutto nella maturità) molto difficilmente direbbero. La critica era solo questa .E mi piacerebbe essere contaddetta da qualche voce maschile. Sincera però. Ida
utente anonimo

#8    04 Aprile 2008 - 20:01
 
Grazie a Barbara e Daniela per lo spazio, e a tutti quelli che passando hanno letto o sbirciato.
Mi permetto solo un'annotazione che in realtà esula dal testo - che ho scritto come lo 'sentivo' in quel momento con tutte le sbavature, imperfezioni e inesattezze con cui è 'uscito'.
Volevo però 'dire' che in una situazione simile a quella che si intuisce dalla lettera, secondo me anche C ha scritto esattamente quello che voleva esprimere, certo per A, ma anche per se stesso. Non è che C si sacrifichi, non è questo l'intento. Semplicemente palesa una condizione, diciamo una relazione definibile 'clandestina', in una sorta di 'bolla temporanea' in cui entrambi 'sono' (insieme). Una condizione che, a quanto pare, fa stare bene anche lui in un certo modo (questo cerca di dirle, ho tentato di esprimere). Però ci sono anche le 'altre' vite, che sono separate per A e C e lui non le nega né tutto sommato vorrebbe cambiarle. In questo mi sembra egoista tanto quanto lei (che comunque non c'è come personaggio attivo, è un riflesso che si intuisce dalle parole di C, nient'altro).
Grazie Ida per i commenti costruttivi.

B
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#9    04 Aprile 2008 - 20:09
 
Dimenticavo: la 'via d'uscita' che C scrive nel finale è certo rivolta ad A che legge ma in realtà è lì anche per lui, io l'ho 'sentita' così. Lui la lascia libera di scegliere se continuare in 'quel modo' con lui oppure smettere, andarsene. Ma è una scelta che di fatto ha anche lui. Certo, mancano molti tasselli alla storia tra i due, tasselli che dalla lettera non si possono ricostruire con precisione e che volutamente lasciano alla fantasia e l'immaginazione di chi legge la possibilità di inserirli a piacimento.
Chiedo scusa, volevo spiegare come ho percepito la storia e gli intenti (io in quanto persona senza alcuna pretesa di ragione o altro) e sono finita a scrivere troppo!

B
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#10    05 Aprile 2008 - 13:33
 
Barbara Gozzi: grazie per la spiegazione particolareggiata. Voglio aggiungere che ti fa senz'altro onore il fatto di accettare i commenti critici e trovarli costruttivi. Qualità intelligente. Ida
utente anonimo

#11    05 Aprile 2008 - 17:15
 
Questa lettera sarebbe credibile se A. stesse per Anna e C. per Claudia.
ciao
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Commenti
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