
Barbara Gozzi
di
Barbara Gozzi
Forse doveva rifiutare.
Bastava telefonare qualche ora prima e disdire; poteva rimanere sotto le coperte, tra la vaniglia sul cuscino e le tisane bollenti. Poteva essere così perfetto che ne ha avuto paura.
Allora si è fatta una doccia tiepida, a tratti fredda così è schizzata fuori e si è asciugata in pochi minuti, senza ripensamenti. Ha indossato il completo a righe blu, quello che le strizza la vita e le piace come cade, senza troppe pieghe. Ha guidato mordicchiandosi le labbra, con la radio spenta e la sua voce in sottofondo che ripeteva il discorso, l’umidità le appannava il vetro.
Dentro l’auditorium c’era una luce strana, di un arancione rossastro molto intenso. Si è seduta sul palco ma in angolo, trascinata dall’assistente che correva, macinava chilometri parlando a un auricolare piantato tra capelli ribelli, vagamente gretti. Ha accavallato le gambe studiando i fogli lasciati in perfetto ordine davanti a lei, il microfono dai mille pulsanti misteriosi e la faccia piatta del suo vicino che l’ha squadrata con un vago sorriso ebete.
Odiava la gente.
Non c’era un altro modo per esprimerlo quel bruciore che le perforava lo stomaco, il formicolio alle gambe e la voglia di piangere e urlare insieme, subito, con la luce rossa accesa, il microfono gracchiante e tutti quegli occhietti lampeggianti puntati su di lei. Occhietti strani, bagliori sfuocati, odore di candeggina poi l’intorpidimento mentre il sudore ghiacciato le colava dalle ascelle.
È uscita correndo, qualcuno forse la chiamava ma lei non poteva fermarsi, rischiava l’annegamento.
Ha visto avvicinarsi il portone con i vetri opachi e le finiture in legno poroso, l’ha superato pensando che presto, molto presto, avrebbe vomitato ma l’aria fresca l’ha calmata all’istante.
Le strade erano scure, rassicuranti. C’era gente, certo, ma erano sagome in movimento, parole mozzate dal vento. Sistemata la sciarpa di lana davanti alla bocca si è lasciata avvolgere dal profumo dolciastro, aroma inconfondibile.
Le bancarelle erano piccole, grigiastre e asimmetriche.
Ma erano troppo invitanti.
Ha pagato con alcune monete ritrovate nella tasca della giacca.
Si è fermata accanto a una statua bluastra, un albero affusolato con i rami appuntiti che indicavano il cielo come a volerlo sfidare. Da lì, mentre altri odori le passavano accanto accarezzandola, ha chiuso gli occhi.
Il cioccolato le ha raggiunto il cervello in pochi secondi.
E ha capito.
Non odiava la gente, no.
Odiava farne parte.
Barbara Gozzi ha 29 anni. E' nata a Modena ma vive in provincia di Bologna con la famiglia. Ha pubblicato su carta e on line, romanzi e racconti diversi, esperimenti e frammenti. Attualmente contamina foto e parole (in ordine casuale). Collabora con alcuni spazi web e lascia appunti di lettura ovunque. Ha tre storie importanti che la rincorrono.
Bibliografia (quasi aggiornata): http://barbaragozzibibliografia.splinder.com/.