martedì, 10 giugno 2008, ore 09:36



foto di Barbara Gozzi


di
 

 
quello che cambia è la cintura. oddio, cintura.. d'inverno è una lunga fusciacca di lana pelosa, d'estate un foulard di nylon leggero probabilmente a fiori gialli e rossi, non è che si capisca bene. entrambi servono a tener chiuso una sorta di impermeabile antracite piuttosto lurido. sotto non si sa che c'è, alle volte sbucano gambe nude, altre un paio di pantaloni. le scarpe sono una variabile impazzita: possono essere pianelle di paillettes anche nella neve, o stivali con l'orlo di pelouche   nella canicola di agosto.
vive di espedienti; ad esempio si fa regalare fiori semiappassiti al mercato e poi li va a vendere vicino ai cimiteri. la sua attività principale è comunque quella di cartomante, venti minuti cinquanta euro. suona come una marchetta.
deve essere stata carina, da giovane. i lunghi capelli grigi raccolti in una coda di cavallo alta lasciano scoperto un viso particolare. sciupato, certo, trascurato, e lo sguardo è inquietante. ma si intuisce comunque che poteva avere un suo fascino.
quand'è stagione ''si imbarca'', dice lei. va avanti e indietro sul vaporetto che da trieste porta a muggia e fa le carte ai gitanti. l'equipaggio deve averla adottata, e le hanno pure regalato una giacca blu d'ordinanza che lei sfoggia orgogliosamente come divisa.
racconta di stare aspettando di concludere per una percentuale sul petrolio iraniano.
dicono sia lei la figlia della Contessa.
che contessa non era, ma la chiamavano così.
era una donna eccentrica che viveva in un albergo del centro e possedeva centinaia di abiti incredibili. leopardati in seta, pizzi neri, jeune fille en fleur, ottocentosessanta fucsia, rossella o'hara verde (quasi uguale a quello dell'incontro ad atlanta, quello fatto con le tende) morte a venezia rosso fuoco, tutti abbinati a parasole e a strepitosi cappelli con veletta o a tesa larga. molto larga.
c'era un marito, o un ex marito, non si sapeva esattamente. pagava i conti.
per anni non era mai stata vista due volte con lo stesso vestito. alta, mora, truccata come una canante lirica, passeggiava da sola indifferente agli sguardi divertiti che la seguivano.
poi non so. gli abiti iniziarono a ripetersi, l'albergo chiuse, e pian piano la si vide di meno, finchè sparì.
ricordo una delle sue ultime apparizioni. invecchiata, stanca ma sempre a testa alta.
un paio di passi dietro a lei camminava una cosina in bianco con cappellino rotondo di paglia e fiori.
la figlia.
doveva essere una ventina di anni fa.
come passa il tempo.

 

 

bagar
P.link ¦ commenti (34)
Commenti
#1    10 Giugno 2008 - 11:30
 
Gea nasconde molto più di quel che rivela. E Barbara non poteva non accorgersene.
Ti vorrei fare una profezia, ma non è questa la sede.
Complimenti.
cri
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#2    10 Giugno 2008 - 11:37
 
Che Gea potesse esprimersi così io l'ho percepito fin da subito e non ho il "sesto senso". Quindi bando alla vergogna e... continua così!
@barbara, lascio un saluto e i miei complimenti per il suo blog e per l'acume dimostrato con Gea.
Lory
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#3    10 Giugno 2008 - 11:53
 
dall'inizio alla fine ci si potrebbe domandare: "e allora?". nel senso, che storia è? quale è il suo finale?
ecco, non c'è inizio e non c'è fine ma questo non esclude che la storia ci sia. è la storia metropolitana di gente che passa, che ci sfiora e che ci colpisce. gente che ha un volto e un'identità che noi, però, cogliamo solo in superficie e che quindi descriviamo. quello di gea è un quadretto. lei lo ha dipinto, e agli spetta di interpretare cosa c'è. è scrittura, dunque, scrittura bella. affascinante.
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#4    10 Giugno 2008 - 12:14
 
ossignur..

[..] allora. io mi vergogno un po', ma barbara garlaschelli ha messo on line una cosa mia. se vi va... barbara-garlaschelli.splinder.com/post/17419637/la+figlia+della+contessa grazie, barbara [..]
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#5    10 Giugno 2008 - 12:46
 
Da sempre sono attratta dalla fascinazione delle parole oltre che dalle storie. Io credo che la ricerca della propria "voce" in scrittura sia fondamentale, soprattutto oggi che di parole e storie ce ne sono tantissme (belle, meno belle, bellissime, orrende). Gea, secondo me, ha una "sua voce". Riconoscibile, che va al di là del rifiuto delle maiuscole...
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#6    10 Giugno 2008 - 13:24
 
ormai le mie guance stanno agli infrarossi.
al di là degli apprezzamenti, che mi imbarazzano e mi lusingano a maggior ragione in quanto totalmente inaspettati, la cosa che mi ha quasi ridotto alle lacrime è l'affetto profondo che mi arriva.
sono una persona molto fortunata.
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#7    10 Giugno 2008 - 13:56
 
posso andare in giro a dire "io conosco la gea" e bullarmi di questo? ... lo sai bionda quel che penso...
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#8    10 Giugno 2008 - 15:01
 
personaggi descritti con mano leggera e tonalità cupe.
più che una foto, un dipinto a olio.
brava.
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#9    10 Giugno 2008 - 15:44
 
E beh, gea, da te non potevo aspettarmi di meno. C'è una bella mano nel tuo ritratto e la storia, checchè ne dica greg, a parer mio c'è anche quella. Il capo e la coda, anche se sfumati (e il fascino forse è proprio lì) ci sono. E' greg che legge con gli occhiali scuri, quelli che indossa anche nella foto.
Io fossi in te insisterei: potrebbe venirne fuori una magnifica galleria di ritratti.
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#10    10 Giugno 2008 - 16:12
 
E' come una specie di lungo ritratto animato, me lo vedo di 800x100, ove compaiono cose, oggetti, colori, parole disegnate..
mi ha molto infilzato gli occhi,
affascinante davvero

MarioB-))
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#11    10 Giugno 2008 - 16:16
 
@ carloesse:
leccapiedi. la realtà e che ti piacerebbe qualunque cosa gea scrivesse, anche fosse la posologia di un lassativo. ammettilo!
:-)
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#12    10 Giugno 2008 - 16:58
 
@enricogreg
Non solo: affronterei anche l'effetto purgativo stesso con un ebete sorriso sulle labbra.
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#13    10 Giugno 2008 - 17:06
 
Un'istantanea. Ma tra passato e presente, ora qui ora là a sovrapporre rughe a giovinezza passata.
Piani che si rincorrono su immagini ...una coda di cavallo, stoffa e fiori appassiti. Un vaporetto che sembra sfiaccolare come un'alba.
Che poesia, mia Gea.
Che nostalgia, anche.
Che emozione, questa donna sola, seguita da una figlia già cambiata nel momento stesso in cui ci dici di lei.
Ci sei tu in questo tempo che passa. Che viaggia. Che ostinatamente arresta la marcia sui giorni già andati.
Ci sei tu.
Minuscola come i tuoi punti e a capo.
Ma è nelle cose piccole che continui a essere quella che sei sempre stata.
Bellissima.
simo
utente anonimo

#14    10 Giugno 2008 - 17:15
 
Come passa il tempo...
E sì, brava davvero Gea.
Questo tuo bellissimo scritto mi dà conferma di quel che pensavo già!
L'esortazione può sembrare ovvia, ma... continua!!!
Un abbraccio.
Massimo Maugeri
utente anonimo

#15    10 Giugno 2008 - 17:32
 
................ :-) ..................

io le parole non le ho più.
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#16    10 Giugno 2008 - 17:38
 
meno male. così t'azzitti!
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#17    10 Giugno 2008 - 17:50
 
Per parlar bene di lei, non faccio finta e dunque non mi nascondo dietro fumogeni nickname: Gea la conosco. E la conosco tanto che per certi aspetti ci sentiamo un po' come un fratello e una sorella, anche se diversi come il giorno e la notte. (Ma le cinque di mattina o le sette di sera...sono giorno o notte?)
Insomma, la faccio corta: a leggere questo raccontino di Gea (il diminutivo è relativo alla lunghezza), io gongolo. Perchè lo sapevo e lo so: Gea ha un mondo da raccontare. E sa anche come farlo.
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#18    10 Giugno 2008 - 18:10
 
Io sono davvero orgogliosa che gea mi abbia dato fiducia. Non so cosa voglia farne della sua scrittura. Spero continui a scrivere storie. Parafrasando il vecchio King (che ha perso molto smalto, ma resta un grande raccontatore) "per il piacere suo di scriverle e per il nostro di leggerle". perché, Gea, con la scrittura bisogna osare. Avere rispetto delle parole ma non paura. E il giudizio dei lettori, per quanto fondamentale, arriva dopo. Vai tranquilla.
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#19    10 Giugno 2008 - 18:35
 
uffa. ogni volta che apro questi commenti cola miele dallo schermo fin sopra la scrivania. che stucchevole melassa tutto ciò!
:-)
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#20    10 Giugno 2008 - 18:53
 
@ enrico
meno male che ci sei tu..
:-)))
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#21    10 Giugno 2008 - 20:01
 
Quella cosina bianca cosa sta a significare?
- che non è più tempo di contesse?
- che quasi sempre un ad certo tipo di mamma corrisponde un certo tipo di figlia?
- che tanto fascino ha il suo lato doloroso: non vedere oltre se stessi?
Ciao, Miriam
utente anonimo

#22    11 Giugno 2008 - 07:47
 
Gea, al di là dei tuoi pudori, dei tuoi "non so se io...", sei una persona fantastica e sei brava con le parole. Questo te l'ho sempre detto, pubblicamente e in separata sede (Enrico, si, cola tanto miele, ma è quello buono!:-)).
Il tuo racconto ne è la prova. Linguaggio asciutto, malinconico, conme se in sottofondo ci fosse una musica triste. Sono queste le cose che colpiscono. E quel finale insolito e sospeso...Gea mia, te lo ripeterò fino a sfinirti: continua a scrivere, continua così!
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#23    11 Giugno 2008 - 07:51
 
@ miriam
secondo me tendi a indagare troppo il particolare, a cercare significati nascosti dietro le cose.
Questo racconto è semplicemente quello che è, quello che vuoi trovarci dentro.
Almeno, così la penso io...
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#24    11 Giugno 2008 - 13:28
 
@ Silvia:
la scrittura è corpus! Almeno dovrebbe esserlo, altrimenti è solo un esercizio che può essere piacevole, bello, elegante, come una collana di parole. Il racconto di Gea ci presenta un personaggio, anzi due: la contessa e sua figlia. Affascinante la prima e scialba la seconda, come vuole la tradizione (alla faccia del femminismo e di tutte le intenzioni): mamma "spandona" e figlia "repressa". Se Gea non avesse aggiunto quel finale, io non avrei posto le mie domande. Ne formulo delle altre:
- perché la contessa è tanto affascinante?
- perché si prende la scena? relegando ad una sola semplice frase la figura della figlia?
-perchè ricorrere sempre a certi luoghi comuni? Tristi e che la sensibilità femminile avrebbe dovuto rimuovere?
Silvia, a me piace leggere e cercare nello scritto l'anima degli autori. Altrimenti meglio leggersi un dizionario. Non credi?
La scrittura di Gea è piacevole, leggo sempre le cose che scrive e proprio perché provo stima nei suoi confronti, ho posto delle domande.
Avrei potuto stare zitta, leggere e basta, oppure limitarmi ai complimenti, ma non penso che questo sia dimostrare stima e affetto alle persone.
Con simpatia, Miriam
utente anonimo

#25    11 Giugno 2008 - 13:54
 
Miri, provo a rispondere io alle tue domande:
1) la contessa non è affascinante: è stronza.
2) si prende (sfumatamente) la scena del passato, quella dei ricordi di un tempo che fu, non quella del presente (e del racconto nel suo complesso), che è riempita solo dalla figlia. Questo è l'unico ritratto che vedo e che credo interessasse dipingere a gea (sbaglio ?). L'altro è solo uno stereotipo che serve da punto di vista funzionale al primo: il contrasto fra lo splendore di un'epoca passata (stereotipata) e la miseria del presente (vera).
3) La 2 risponde un pò alla 3. Il passato è si uno stereotipo, un'idealizzazione. La sensibilità femminile di oggi (forse) avrà rimosso certi canoni, oggi. Ma all'economia del racconto servono proprio così.
O almeno così a me pare (e piace).
Se poi son cazzate me ne scuso con l'autrice, ma è il mio punto di vista (sincero).
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#26    11 Giugno 2008 - 14:09
 
Quanto alla "cosina bianca" secondo me è il punto di forza del racconto:
una bambina che agli occhi della madre è solo una cosa, da agghindare e sfoggiare a sua immagine e somiglianza; suggerisce la ragione di un presente tanto misero. Mi ricorda le strofe di "Mamma...mormora la piccina....ma per la tua bambina, non compri mai balocchi... compri soltanto i profumi per te!".
E fra questi odori di Coty si evocano le atmosfere da Grand Hotel che fanno da sfondo al più crudo ritratto odierno, dipinto con splendidi particolari, la giacca da marinaio, le cinture, i foulard, i fiori appassiti: passato e presente si toccano in quella cosina bianca e nasce il quadro.
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#27    11 Giugno 2008 - 14:14
 
E ancora (se non vi ho rotto già abbastanza i coglioni, della qual cosa eventualmente mi scuso):
il ritratto della contessa è introdotto da un "dicono":
vox populi quindi; un simile ritratto deve essere stereotipato, non può essere altrimenti.
E qui mi fermo.
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#28    11 Giugno 2008 - 14:25
 
eccomi. avevo problemi di connessione.
io non intendevo dare fascino alla contessa. la malattia mentale non ne ha, di fascino. non ne può avere. era una disgraziata anche lei, e assolutamente ridicola nel suo eterno travestirsi.
incapace di rapportarsi a chiunque, compresa se stessa, se non attraverso una maschera. viveva in albergo, perchè una casa avrebbe dovuto avere qualcosa di suo, un'impronta di qualche tipo.
e la figlia, fin da piccola dimessa e oppressa da cotanta madre, ha sviluppato il suo, di disagio.
che non è solo miseria, è angoscia, è voler essere a sua volta quello che non è.
io non traggo conclusioni, non giudico.
provo infinita pietà.
e, miriam, i personaggi sono reali.
gli stereotipi non sono esattamente il mio campo.
ed evidentemente nemmeno la scrittura, se qualcuno attraverso di essa trova affascinante una povera pazza zimbello di tutti.
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#29    11 Giugno 2008 - 15:09
 
Miriam, sono convinta che nelle tue domande ci sia voglia di sondare i personaggi e soprattutto quanto dell'autore ci sia dentro. Anzi, è giusto che tu le faccia se lo senti. Però, tu come tutti noi, facendolo, inevitabilmente emetti un giudizio che è molto personale, quando per esempio parli di luoghi comuni, tristi e da rimuovere.
Gea, mi sembra di capire dalle sue risposte, intende personaggi, ambienti e sensazioni semplicemente come spaccato di vita. A me sembra il ritratto di un pittore, un bozzetto.
Insomma, il corpus di cui parli secondo me c'è.
Sono sicura che Gea conosce perfettamente la tua stima nei suoi confronti e che apprezza tanto le tue domande quanto i nostri commenti.
Con simpatia,
Silvia
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#30    11 Giugno 2008 - 18:25
 
Carlo dice stronza.
Gea dice è vera ed era pazza.
Io non l'ho trovata affascinante, semplicemente non ho capito il senso del racconto e i sospiri "profusi" dalle immagini.
Tutto qui. Grazie per i vostri interventi.
A rileggerci, Miriam Ravasio
utente anonimo

#31    12 Giugno 2008 - 00:24
 
Ma c'è mai stato un tempo per le contesse? Non mi risulta.. o forse scambiare una grande ipocrisia per una "vita da contesse" ha tratto in inganno qualcuno? Chi si fregia ancora di un titolo? Pensavo che contasse il cervello e non il blasone... e mi spiace gea.. ti tocca, ti tocca proprio avere un cervello ma se vuoi domani ti disegno, un fantastico pataccone da sfoggiare!
E per il fascino, non so che dire, io e te insieme siamo il 100% della casistica ... abbiamo fascino da vendere e conosciamo ogni antro di noi stesse... è una vita difficile ti capisco bionda ;)
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#32    12 Giugno 2008 - 10:23
 
una foto...una vera e propria foto.io la contessa l'ho conosciuta.ero piccolo e la vedevo incedere (perchè lei non camminava) con il suo passo lungo,la testa alta incurante degli sguardi attorno a lei.viveva la sua "nobiltà" al di là del contesto in cui viveva.quando c'era lei in giro non si poteva vedere altro e non ho mai visto nessuno ridere di lei...la si guardava e basta cercando di capire come fosse la sua misteriosa vita e grazie a gea ho scoperto cose che non sapevo,il traghetto,la giacca...brava gea.e...questa la capirai solo tu...non ti curar di loro(sai chi). un bacio D.
utente anonimo

#33    15 Giugno 2008 - 22:57
 
Gea che scrive. Gea inespressa, insospettabile. Gea che stupisce con una storia amarcord davvero originale. E' solo un inizio, ma si intravede un cammino. Posso seguirti ?
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#34    16 Giugno 2008 - 19:06
 
tu puoi seguirmi ovunque, caro.
spero però che tu abbia un navigatore, o almeno una mappa.
sarebbe auspicabile che qualcuno avesse un'idea di dove si debba andare.
credo.
:-)
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Commenti
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