quello che cambia è la cintura. oddio, cintura.. d'inverno è una lunga fusciacca di lana pelosa, d'estate un foulard di nylon leggero probabilmente a fiori gialli e rossi, non è che si capisca bene. entrambi servono a tener chiuso una sorta di impermeabile antracite piuttosto lurido. sotto non si sa che c'è, alle volte sbucano gambe nude, altre un paio di pantaloni. le scarpe sono una variabile impazzita: possono essere pianelle di paillettes anche nella neve, o stivali con l'orlo di pelouche nella canicola di agosto.
vive di espedienti; ad esempio si fa regalare fiori semiappassiti al mercato e poi li va a vendere vicino ai cimiteri. la sua attività principale è comunque quella di cartomante, venti minuti cinquanta euro. suona come una marchetta.
deve essere stata carina, da giovane. i lunghi capelli grigi raccolti in una coda di cavallo alta lasciano scoperto un viso particolare. sciupato, certo, trascurato, e lo sguardo è inquietante. ma si intuisce comunque che poteva avere un suo fascino.
quand'è stagione ''si imbarca'', dice lei. va avanti e indietro sul vaporetto che da trieste porta a muggia e fa le carte ai gitanti. l'equipaggio deve averla adottata, e le hanno pure regalato una giacca blu d'ordinanza che lei sfoggia orgogliosamente come divisa.
racconta di stare aspettando di concludere per una percentuale sul petrolio iraniano.
dicono sia lei la figlia della Contessa.
che contessa non era, ma la chiamavano così.
era una donna eccentrica che viveva in un albergo del centro e possedeva centinaia di abiti incredibili. leopardati in seta, pizzi neri, jeune fille en fleur, ottocentosessanta fucsia, rossella o'hara verde (quasi uguale a quello dell'incontro ad atlanta, quello fatto con le tende) morte a venezia rosso fuoco, tutti abbinati a parasole e a strepitosi cappelli con veletta o a tesa larga. molto larga.
c'era un marito, o un ex marito, non si sapeva esattamente. pagava i conti.
per anni non era mai stata vista due volte con lo stesso vestito. alta, mora, truccata come una canante lirica, passeggiava da sola indifferente agli sguardi divertiti che la seguivano.
poi non so. gli abiti iniziarono a ripetersi, l'albergo chiuse, e pian piano la si vide di meno, finchè sparì.
ricordo una delle sue ultime apparizioni. invecchiata, stanca ma sempre a testa alta.
un paio di passi dietro a lei camminava una cosina in bianco con cappellino rotondo di paglia e fiori.
la figlia.
doveva essere una ventina di anni fa.
come passa il tempo.