venerdì, 19 settembre 2008, ore 10:17

Prima della Bella storia di oggi, una segnalazione: è uscito per la Fandango un libro molto bello e particolare. E' il Dizionario affettivo della lingua italiana, a  cura di Matteo B. Bianchi con la collaborazione di Giorgio vasta.

p. 253; € 10,00

 

Gli scrittori, per raccontare, usano le parole. Per gli scrittori, quindi, le parole sono strumenti, i cosiddetti "ferri del mestiere". Ma per gli scrittori le parole sono anche legami, idoli, feticci, oppure ragioni di insofferenza, di frustrazione. Le parole sono emotività, sono affetti. Partendo da questa consapevolezza, Matteo B. Bianchi ha chiesto a circa trecento tra narratori e poeti italiani, di individuare la loro parola "affettivamente" più significativa e di renderle omaggio nella forma di una classica definizione da dizionario.

E ora la Bella storia...



Siate magia, e raccontate...


MANICURE

di
Aitan

 

 
Smise di mangiarsi le unghie e torturarsi le pellicine delle dita solo qualche giorno prima del matrimonio.
 
I primi anni furono bellissimi: le mani sempre curate, le unghie smaltate di rosa corallo, i capelli di tutto punto e la pelle profumata di glicine, sandalo e violette. Fu bellissimo, anche se la figlia bionda, rotonda e dalle mani affusolate tardava a venire, non veniva, pareva non volesse venire affatto.
Col tempo, il leggero malessere montò in nostalgia, in malinconia, in vuoto; fino a sprofondarla nella più cupa disperazione e a ricondurle le mani in bocca; come fossero fatte della stessa materia delle tette, delle tettarelle o dei cazzi; come se solo da quelle dita potesse venirle un senso di serenità e rassicurazione..
Col tempo, il marito rientrava sempre più tardi; talvolta se ne stava tutta la notte fuori, e lei, con lo sguardo fisso nel vuoto, sprofondava nella poltrona di fronte alla finestra con l'indice e il medio stretti fra i denti, e rimaneva immobile, ad aspettare che venisse il sonno o si facesse giorno. Ormai non profumava più di violette, la sua pelle non emanava odori di sandalo e glicine; ogni giorno i suoi abiti erano più sciatti, i capelli trascurati e le mani sempre più sudice e non curate.
Col tempo, il marito cominciò a non rivolgerle più la parola; e nemmeno uno sguardo.
 
Due anni dopo, fu un estraneo a fare le valigie ed andare via senza lasciare alcuna spiegazione, e lei, invece di rattristarsene, riprese improvvisamente a gustare il senso di ogni cosa. Fu sopraffatta dalla sapidità di polvere, escrementi, cibo, epidermide e tabacco che si nascondevano nei recessi delle sue unghie. Quando sfregava le dita sull'apice dei denti, sembrava non ci fosse alcunché da sentire; ma appena la lingua andava a ripulire lo strato polveroso che si era attaccato tra gli incisivi e il molare, riusciva a distinguere perfettamente ogni profumo che le era passato per le mani nel corso del giorno. Soprattutto risentiva il sapore inebriante di sé stessa e precipitava nei ricordi di un'infanzia in cui si rivedeva sorridente, confusa e felice.
 
Ma nemmeno quella nuova serenità era destinata a durare. Presto si rese conto che non le bastava più sfregare quegli artigli sugli incisivi inferiori: se avesse voluto continuare con le sue visioni, avrebbe dovuto poggiare le unghie sui denti e dare piccoli, continui morsetti fino a sminuzzarle e polverizzarle, come quando era bambina. E così facendo, si inebriò di ricordi e visioni per diciassette giorni e diciassette notti.
 
La prima volta che la vidi, era riversa sul pavimento priva di sensi, con la mano insanguinata distesa lungo il corpo. E nel vederla me ne innamorai di botto, come attraversato da fulmine o saetta.
Le curai con amore la pelle e le falangi ormai del tutto prive di unghie. Me la cullai tra le braccia fino al risveglio. Le carezzai il viso e le leccai le dita ad una ad una.
Ora, mentre scrivo, lei ride con la mia sinistra in bocca e mi chiede di lasciare penna e fogli per poter riassaporare il gusto dell'indice della mia mano destra. Le chiedo di non strapparmi le pellicine tra i denti e butto via la penna
 


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bagar
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Commenti
#1   19 Settembre 2008 - 10:34
 
Smarrimento è la sensazione che provo. Se era il tuo scopo, a mio parere, l'hai centrato. E com'è lungo il cammino tra dita e cuore.

Ciao
Renata :-)
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#2   19 Settembre 2008 - 11:33
 
Onicofagia decisamente inquietante.
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#3   19 Settembre 2008 - 12:28
 
originale e scritto bene. di solito non chiedo di più
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#4   19 Settembre 2008 - 13:34
 
bello, angoscioso, perverso.
mi piace.
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#5   19 Settembre 2008 - 13:36
 
mi inquieta non poco. Ma ha il suo fascino, questo sì.
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#6   19 Settembre 2008 - 15:28
 
Per quanto mi riguarda, Aitan è come la pizza... non delude mai!!
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#7   19 Settembre 2008 - 15:43
 
Grazie a tutte e a tutti per l'attenzione: a Renata Ataren per smarrirsi, a Cristina B. per inquietarsi, a Enrico G. per non chiedere di più, a Puntogea per angosciarsi ma…, a Silvia L. per inquietarsi ancora eppur lasciarsi affascinare, a Cagomega per non rimanerne deluso e a Barbara, a Barbara soprattutto, per la consueta amabile ospitalità.
(Caspita, ma come sono affabile, garbato, cordiale e cerimonioso, questo pomeriggio… Ma non fateci l'abitudine, domani potrei essere diverso e tirare fuori le unghie che ho e non ho!)
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#8   19 Settembre 2008 - 15:48
 
Spero che la rosicchiatrice, non ti procuri danni irreparabili e che tu possa continuare a scrivere.
Saluti Gaetano.
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#9   19 Settembre 2008 - 18:18
 
Bello anche se angosciante, Giulia
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#10   20 Settembre 2008 - 11:53
 
Che la pizza non deluda mai (così cagomega3) è tutto da vedere (ho conosciuto pizze che voi umani neanche ....), ma certamente non è questo il caso.
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#11   20 Settembre 2008 - 16:00
 
è davvero una bella storia, in alcuni punti toccante,realista e amara, anche se il finale è semi-lieto...... bravo,come sempre.
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#12   20 Settembre 2008 - 17:19
 
- Grazie, GaetanoGu, a nome della voce narrante di questa storia.
- A me piacerebbe tanto suscitare sensazioni di bellezza e angoscia come un Bacon, Giulia, ma so di esserne lontano le mille miglia.
- Sono d’accordo con Carloesse. Anzi dirò di più. Normalmente le pizze oggi sono di bassa qualità e si rimpiangono le buone semplici margherite di una volta.
- Che generosa che sei, Pervinka! (Questo finale, comunque, può essere semilieto, ma anche semitragico ;o).
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#13   20 Settembre 2008 - 17:37
 
bello, bello, bello
una malinconica e dolorante metafora del fluire della vita...
chicca
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#14   20 Settembre 2008 - 18:12
 
No, non mi è piaciuto. Mi ha messo paura e angoscia.
sorry
giù
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#15   20 Settembre 2008 - 21:46
 
sognante, delicato, sconvolgente
e vagamente eccitante, almeno per lui
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#16   21 Settembre 2008 - 18:06
 
Brrrrrr! Che brutta cosa l'onicofagia.
Laura
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#17   22 Settembre 2008 - 11:51
 
Non mi sono mai mangiata le unghie ma leggendo ho sentito gli stessi sapori.
utente anonimo

#18   22 Settembre 2008 - 16:15
 
Grazie a Chicca, a Pispa, e all'utente anonim@.
Grazie anche a Laura per rabbrividire e, soprattutto, alla mia amica Giuliana per averlo scritto bello e chiaro che a lei non è piaciuto e le ha messo pure paura e angoscia questo mio breve testo.
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#19   25 Settembre 2008 - 15:25
 
non posso non apprezzare: per simpatia. anzi, per empatia con la protagonista, visto che nei momenti di tensione sono le cuticole a farne le spese (e da bimba mi mangiavo le unghie dei piedi, visto che quelle delle mani erano ricoperte dallo smalto amarissimo).
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#20   03 Ottobre 2008 - 09:37
 
tutto inizia e finisce con le mani.
(bello)
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Commenti
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