Patrizia Patelli, Gli utlimi occhi di mia madre
Sironi editore
p.149; € 15,00
“Perché devo essere buona e nutrire buoni sentimenti? Spacciarmi per ciò che non sono? Perché devo scrivere di buone intenzioni? Quelle che fanno stare sempre bene, quelle che, essendo semplici, non creano problemi? Quelle del buon vivere? Avrei dovuto parlar bene di tutti in questo memoriale. Per avere di tutti il consenso. Ma queste pagine sono un atto dovuto, una consegna, il mio passaggio a oriente, non una buona novella. (…) Buttare fuori la rabbia è l’unica cura contro la rabbia. Scrivere il dolore è l’unica cura contro il dolore.”
Ecco, il libro di Patrizia Patelli, Gli ultimi occhi di mia madre (Sironi, 2009) non è una buona novella. Soprattutto non è una novella di buoni.
Parola dopo parola, riga dopo riga, pagina dopo pagina, in una scrittura convulsa, rovente, rabbiosa, struggente, Patelli ricuce uno strappo: quello tra lei e la madre morta dopo una lunga, dolorosamente assurda malattia. E’ il tentativo di riempire spazi che la morte lascia irrimediabilmente vuoti, ma che la scrittura riesce, invece, a riempire.
E’ la storia di due donne, madre e figlia, e di un rapporto mancato.
Questo libro è un atto d’amore postumo, ma anche un atto d’accusa, prima di tutti verso stessa per non essere riuscita a vivere in un tempo possibile l’amore per sua madre, e verso sua madre, donna dura, gran lavoratrice, incapace di dare spazio alla propria emotività e alla propria affettività, condannata a una sofferenza fisica prolungata nel tempo, indecente, ingiusta. Come solo il dolore fisico sa essere. Ma è un atto d’accusa anche contro i parenti che se ne sono rimasti lontani; i datori di lavoro che hanno sfruttato sino all’osso (nel senso reale del termine) questa donna ligia al dovere, ambiziosa, che ha sacrificato tutto per il lavoro; il padre che amando sua moglie non è stato capace però di “contenerla”, orientarla anche verso la figlia e gli affetti famgliari.
E’ solo dopo la morte che Patrizia Patelli riesce ad amare la madre in modo libero e incondizionato. “Non c’è niente che io guardi che non vedano anche gli occhi tuoi. Mai mi sei stata vicino come adesso che sei morta. Vedi tutto, ascolti tutto, fai tutto quello che faccio io. (…) Ti amo come donna, come madre.”.
Un libro esile che contiene una storia immensa.
Parole d’amore indelebili, crude e cariche di passione.
Un libro bellissimo.