Ricordate il gioco/concorso "Corto si può fare"?, Beh, ce l'abbiamo fatta! Alcuni dei racconti pubblicati sul blog (che già avevano subìto una selezione) sono stati pubblicati su carta. Quindi è con somma gioia et soddisfazione che le solite due (Barbara Garlaschelli & Daniela Losini) avvisano i gentili frequentatori di questo blog che:
è uscito il numero 79 della Rivista TRATTI, Autunno 2008, edita dalla sempre ammirabile casa editrice MOBYDICK (diretta dall'ammirabile Guido Leotta).

snack-post rinfrescante
Niente di meglio che utilizzare questi ultimi scampoli di pigra e difficoltosa estate per dedicarci a una breve disamina delle chiavi di ricerca. Cosa sono lo sapete, altrimenti che blogger siete. Spulciando dal fido ShinyStat, possiamo dunque di seguito elencare le più interessanti e/o bizzarre.
Sapete meglio di me che basta una parola per costruire una storia – saperlo fare è un’altra storia – ma torniamo a noi. Avendo convinto Babs a frequentare il mondo dell'internet mi sento anche un po’ responsabile per quel che ivi succede. La gente fa delle domande e sia mai detto che qui, non si risponde.
“stracciaculo”
non so dipende dalle volte
“bici da cross”
non è il mio genere
“barbara nuda” “padrona barbara” “barbara cartomante trieste” “barbara corre geometra caserta”
ossignore tutti ‘sti lavori. Son già stanca.
“cazzo uomini”
si spera ne sian dotati
“orchidea nelle mutande”
beato te!
“puu-tii-uuit?“
ciiiiip ccicicicici ccicicucucu
“bruno morchio, le cose che non ti ho detto”
potevi pensarci prima
“capelli t x un viso quadrato”
va che mica siamo una succursale di Diego Dalla Palma eh?
“come guarire dall'esaurimento nervoso”
prova a chiedere a Raffaele Morelli
“l'ufficio di lorenza lei è in via” “travestirsi con abiti femminili di seta e foulard”
bah, proverei con le pagine gialle fossi in te
“medicinali x l 'artrosi del cavallo” “si puo tenere in campagna un cerbiatto?”
sei un ristoratore attanagliato dalla congiuntura economica, va la
“il giovane holden dall'assistente sociale”
eh che tristezza, è invecchiato pure lui
“quel cornuto di mio suocero”
complimenti per l’amor parentale
“quella maiala di mia nuora”
allora ha ragione quello sopra
"non so come dio ce l'abbia fatta"
son millemila anni che gli uomini se lo chiedono, perché dovrei saperlo io?
Ho deciso che il mercoledì saccheggio il blog della mia amica Daniela per prelevare recensioni che a me piacciono. Specifico: non solo di film che mi sono piaciuti, ma sue recensioni che mi sono piaciute.
David Cronenberg e Viggo Mortensen riprendono, grazie all’ottima sceneggiatura di Steven Knight, a collaborare muovendosi l’uno – magistralmente arso - dietro la macchina da presa, e l’altro generoso d’impenetrabile (in tutti i sensi) fisicità e mimica pressochè compiute. La tavola a tre dimensioni nella quale si animano è un’ombrosa e gelida Londra trasformata nelle architetture verbali e fisiche nel mondo a parte dei criminali russi affiliati alla Vory V Zakone, potente organizzazione ramificata ovunque.Ho chiesto alla mia amica del cuore e di penna, nonché sodale, di "prestarmi" una delle sue recensioni (vi invito caldamente, se non lo avete già fatto, ad andare sul suo bellissimo blog). Io mi sono divertita da pazzi (leggendo la recensione, il film mica so se vado a vederlo...).

ATTENZIONE: IL CONTENUTO DI RIVELAZIONI E' ENORME - SIETE STATI AVVERTITI. TUTTI.
Detto che alcuni giornalisti son gente che se gli dai il mottarello, si rabboniscono (all'intervallo tra il primo e il secondo tempo, chili di gelato aggratis), il pettegolezzo che gira sul fatto che arrivano gli ALIENI nel quarto Indiana Jones e metti-tu-a-caso-una-reliquia-da-cercare, è vero. La prima parte è la migliore. Ci siamo. Si va. L'onore è salvo.
La seconda è allungata nei tempi e nella brodaglia. Non so a un certo punto mancava il bambino di Intelligenza Artificiale che diceva: "Vedo i morti, e siete VOI, coglioni!"
Vanno tutti dove ci sono le piramidi di Sailcazzomaya e cercano il luogo preposto alla custodia dei tredici teschi di cristallo, rimasti dodici, ove riporre quello mancante. Dopo trabocchetti vari eccetera eccetera trovano la sala e c'è anche Luoise Brooks/Blanchett che li segue perché l'amico bastardo traditore recidivo, lascia dei segnalatori a lei, la cattiva che vuole TUTTO il sapere degli Alieni.
Mettono il teschio sull'ultimo scheletro di cristallo e si attiva un meccanismo, tutto gira (comprese le scatole) e i tredici diventano uno e guardano la cattiva col caschetto che vuole tutto e la BRUCIANO col pensiero.
Poi gli altri si salvano e l'ASTRONAVE parte. Indiana Jones dice "Ah ma dove andranno?"
Gli Alieni rispondono "Aho, abbiamo parcheggiato in seconda fila, ce dovemo sposta'!"
Sì va bene sei Spielberg e allora ci sai fare da dio tecnicamente (vedasi la prima parte) ma tu George Lucas la devi smettere di vedere Voyager con Roberto Giacobbo (ossessionato dai teschi di cristallo, l'area 51) perché TI FA MALE.
Alla fine Indiana Jones si sposa e va in farmacia a prendere il Viagra.
Amen.

Maurizio Matrone, Il commissario incantato
Marcos y Marcos, gli alianti, 2008
pp. 208 pagine
ISBN 978-88-7168-473-4
€ 14,50
Domani sera (per chi legge il 6 maggio) e questa sera (per chi legge il 7) dalle 20 sino alle 21 e qualcosa, dai microfoni di Radionation, andrà in onda "Un mercoledì da leoni" gentilmente offerto da me, medesima, Daniela_Elle. Si parlerà di cinema ma anche no. Ah, c'è anche la Musica.
Le istruzioni per intervenire in diretta:
• puoi ascoltare e continuare a navigare (si apre un piccolo player)
• partecipare alla diretta: clicca qui e puoi entrare direttamente nel chan dedicato
Seguirà podcast per eventuali ascolti in differita.
Poi non dite che non ve l'avevo detto.
La nuova sfida è scrivere una lettera d'amore. Possibilmente la lettera d'amore.
Quella mai scritta o quella mai spedita o quella che spedirete o quella che vorreste ricevere. Date spazio al Cyrano de Bergerac che c'è in voi! Si parte il primo di aprile (e non è uno scherzo) e si chiude il 30 aprile. Lunghezza, due cartelle massimo, per un totale di 3000/3500 battute. Stavolta non saremo rigidissime sulla lunghezza (a meno che non giungano pamphlet)
Solita solfa: insindacabile, inossidabile, indiscutibile, infedele e iniquo giudizio delle vostre Barbara e Daniela.
Mandate la vostra lettera d’amore a scrividamore@gmail.com .

La differenza tra l'amore e il sesso, è che il sesso allevia le tensioni e l'amore le provoca.
Woody Allen
Tutti siamo nella melma, ma alcuni guardano alle stelle.
Oscar Wilde
Altre informazioni: qui!Ho indirizzato la seguente lettera a Ferrara ma potete usare un nome a caso, scegliendolo tra i Grandi Nomi che stanno affossando questo Paese oppure generalizzando il destinatario, che potrebbe essere:
Caro Moralizzatore dei miei stivali o Cara la mia Santa Inquisizione e Censura, vestita da Tutrice della Libertà.
Caro Giuliano Ferrara,
Mai avrei creduto di perdere il mio tempo indirizzandoti una lettera. Il motivo più urgente del mio uscire allo scoperto e donarti, mio malgrado, qualche minuto di gongolamento tenendoti in considerazione, arriva dalla tua pelosa, odiosa e orribile smania di potere e presenzialismo. Dall’alto della tua Grande Intelligenza, schifi il mondo mentre ti diverti a muovere i fili della tua vita e le pedine del tuo risiko personale, con Grande Noia e stupore per la stupidità umana. Essa, con così tanta indefessa perviciacia, continua a confermarti che fai bene – oh se fai bene – a combattere le tue finte e teatrali battaglie e a rotolarti nel fango della tua superbia. Perché è certa una cosa: tu non sei di questo mondo. Sei sopra a tutti noi perché tu hai percorso la strada del Grande Uomo. A cinque anni eri già pronto per le tue memorie tanto sei stato capace di capire dell’esistenza e delle umane debolezze.
Cavalchi la tua ridicola e pericolosa moratoria coi lacchè che presto ti si sono accodati, perché cavalchi, ora, l’unica battaglia possibile per raccogliere il consenso dei paurosi, dei conservatori fascisti (non nel senso storico e consueto del termine ma puramente politico). Cavalchi questi tempi oscurantisti nei quali la merda continuamo a mangiarla noi umani, mentre Tu te la ridi, in faccia alla teoria per cui il popolo, la massa, la paura, la rassegnazione e il terrore del cambiamento mettono a tacere ogni fiato di ribellione. Tu lo sai e domi il purosangue di una lotta della quale non te ne importa un fico secco: perché sei uno che rapina menti senza cassaforti per i propri pensieri.
Dici di voler difendere la Vita mentre ridi delle pecore che ti seguono dietro il tuo abito talare da ececutive della morale. Io mi ricordo di te quando conducevi Radio Londra e te la prendevi con le ingerenze Vaticane; io mi ricordo di te che con fare elegante e piccato (quando ci vuole l’ira è il miglior deterrente per chi ti accusa di essere un voltagabbana) lanciavi i tuoi strali contro le limitazioni delle libertà. Eh sì, generalizzo.
Mi ricordo anche che ogni volta che si presenta il momento del voto e di condurre una campagna elettorale, le parole son sempre quelle : tasse, 194, riforme, lavoro.
Questa volta, però, non suonano retoriche e funzionali ai tuoi discorsi. Come diceva quello, se una mattina un cretino dice che devono morire tutti quelli con gli occhiali non va bene, ma è uno solo. Quel che NON va bene, sono i pazzi che lo seguiranno. Così, se tu avessi gettato nel vento la tua magniloquenza sui feti che son vita eccetera eccetera e fossi stato dimenticato dopo due ore, come è giusto che sia, ci si sarebbe indignati, ma poi l’uragano dell’oblio avrebbe fatto il suo giusto corso. Invece orde di impauriti e somari, orde di bramosi di visibilità ti han seguito: la Binetti (che Dio l’abbia in gloria lei e il suo simpatico cilicio) e Adinolfi il più ridicolo di tutti il giovane vecchio che dice cose da monarca, ti hanno sposato finché altra Idea Geniale non vi separerà.
Io mi pento solo di una cosa: di non averti ignorato come ho fatto sin d’ora – ma il mio senso di indignazione è implacabile, spazza qualunque mia remora di comportamento e buon senso. Lo stesso senso di essere umano che ti vorrebbe sputare in faccia e prendere l’ergastolo del pubblico ludibrio, perché sarebbe l’unica condanna che sopporterei rispetto a un vigliacco silenzio asservito all’acquiescenza.
Si firma qui