daniela elle | BARBARA GARLASCHELLI

martedì, 21 ottobre 2008, ore 09:18

Ricordate il gioco/concorso "Corto si può fare"?, Beh, ce l'abbiamo fatta! Alcuni dei racconti pubblicati sul blog (che già avevano subìto una selezione) sono stati pubblicati su carta. Quindi è con somma gioia et soddisfazione che le solite due (Barbara Garlaschelli & Daniela Losini) avvisano i gentili frequentatori di questo blog che:

è uscito il numero 79 della Rivista TRATTI, Autunno 2008, edita dalla sempre ammirabile casa editrice MOBYDICK (diretta dall'ammirabile Guido Leotta).





 

 

 
 
"In principio eran le parole. Son sempre le parole. Aldilà del puro esercizio stilistico, della condivisione, del necessario confronto con il lettore, scrivere è un atto di coraggio e allo stesso tempo una necessità impellente. Chi scrive, sceglie, legge e ama le parole conosce il piacere e l’accanimento nell’accostarle e la soddisfazione di riuscire a dar loro un significato nuovo. Anche a quelle più abusate. La parola scritta è sempre stata (e lo sarà, probabilmente) associata alla carta. Ma un giorno arrivò internet e il fiume di parole andò a ingrossarsi e ad aggregarsi spontaneamente senza bisogno di regole restrittive se non quella del buon senso. Nel mare magnum, arrivò Barbara convinta da un’amica incosciente a provare l’esperienza del blog (quanta disinformazione vi è in merito e quanto potreste stupirvi delle potenzialità e delle capacità del mezzo) e si trovò a guadare e guidare una corrente fresca e vitale di creatività. “Corto si può fare” nasce dal semplice desiderio di raccontare storie che fossero immediate. Con qualche paletto, altrimenti che gusto c’è, sbrigliando la fantasia o affidandosi alla propria esperienza personale. E la sopresa della lettura, la scelta e il risultato lo potete leggere qui. "
 
 
Barbara Garlaschelli
Daniela Losini
 
(dalla Prefazione)
 
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sabato, 23 agosto 2008, ore 11:06
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snack-post rinfrescante

Niente di meglio che utilizzare questi ultimi scampoli di pigra e difficoltosa estate per dedicarci a una breve disamina delle chiavi di ricerca. Cosa sono lo sapete, altrimenti che blogger siete. Spulciando dal fido ShinyStat, possiamo dunque di seguito elencare le più interessanti e/o bizzarre.

Sapete meglio di me che basta una parola per costruire una storia – saperlo fare è un’altra storia – ma torniamo a noi. Avendo convinto Babs a frequentare il mondo dell'internet mi sento anche un po’ responsabile per quel che ivi succede. La gente fa delle domande e sia mai detto che qui, non si risponde.

“stracciaculo”

non so dipende dalle volte

“bici da cross”

non è il mio genere

“barbara nuda” “padrona barbara” “barbara cartomante trieste” “barbara corre geometra caserta”

ossignore tutti ‘sti lavori. Son già stanca.

“cazzo uomini”

si spera ne sian dotati

“orchidea nelle mutande”

beato te!

“puu-tii-uuit?“

ciiiiip ccicicicici ccicicucucu

“bruno morchio, le cose che non ti ho detto”

potevi pensarci prima

“capelli t x un viso quadrato”

va che mica siamo una succursale di Diego Dalla Palma eh?

“come guarire dall'esaurimento nervoso”

prova a chiedere a Raffaele Morelli

“l'ufficio di lorenza lei è in via” “travestirsi con abiti femminili di seta e foulard”

bah, proverei con le pagine gialle fossi in te

“medicinali x l 'artrosi del cavallo”   “si puo tenere in campagna un cerbiatto?”

sei un ristoratore attanagliato dalla congiuntura economica, va la

“il giovane holden dall'assistente sociale”

eh che tristezza, è invecchiato pure lui

“quel cornuto di mio suocero”

complimenti per l’amor parentale

“quella maiala di mia nuora”

allora ha ragione quello sopra

"non so come dio ce l'abbia fatta"

son millemila anni che gli uomini se lo chiedono, perché dovrei saperlo io?

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mercoledì, 11 giugno 2008, ore 10:13
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Mercoledì, Cinema

Ho deciso che il mercoledì saccheggio il blog della mia amica Daniela per prelevare recensioni che a me piacciono. Specifico: non solo di film che mi sono piaciuti, ma sue recensioni che mi sono piaciute.

Eastern Promises
(la pro
messa dell'assassino)
di
Daniela_elle
di David Cronenberg con Viggo Mortensen, Naomi Watts, Armin Mueller-Stahl, Vincent Cassel. 
 
David Cronenberg e Viggo Mortensen riprendono, grazie all’ottima sceneggiatura di Steven Knight, a collaborare muovendosi l’uno – magistralmente arso - dietro la macchina da presa, e l’altro generoso d’impenetrabile (in tutti i sensi) fisicità e mimica pressochè compiute. La tavola a tre dimensioni nella quale si animano è un’ombrosa e gelida Londra trasformata nelle architetture verbali e fisiche nel mondo a parte dei criminali russi affiliati alla Vory V Zakone, potente organizzazione ramificata ovunque.
Naomi Watts (malinconia e domande disperate negli occhi), è l’infermiera che porta in dote una perdita lacerante e che raccoglie gli ultimi respiri - e poi la figlia - di una ragazzina dell’est ridotta in fin di vita per le botte. Si appropria del suo diario che la traduce alla porta del padrino Armin Mueller-Stahl e per sistemare la piccola s’inoltrerà in un labirinto di personaggi, regole, omertà, segreti, codici di sopravvivenza e onore. In bilico continuo tra il disvelamento della reale natura dei personaggi (chi tradisce chi, chi trama cosa), la tensione violenta che scaturisce dalla relazioni e la brutalità delittuosa, “Eastern Promises” (l’esauriente e allusivo titolo originale) si srotola compulsivo e dolente sino a chiudersi sul finale ineluttabile.
Come in “History of Violence” anche qui mancano mostri visibili e incubi incarnati in esseri orribili ma sono solo nascosti nelle pieghe dei silenzi, dei corpo a corpo (la celeberrima scena della sauna è un atto di precisione tecnica e sofferenza materiale tangibili), nell’esplicita relazione omoaggressiva che Vincent Cassel (lo scomodo e imbarazzante figlio del capo) riesce a trasporre in modo eccelso, nei tatuaggi e nei (di)segni. Necessaria cicatrice in celluloide che non guarisce e insinua ferite nel profondo.
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mercoledì, 04 giugno 2008, ore 10:02
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Indiana Jones e L'Alieno da Giardino

Ho chiesto alla mia amica del cuore e di penna, nonché sodale, di "prestarmi" una delle sue recensioni (vi invito caldamente, se non lo avete già fatto, ad andare sul suo bellissimo blog). Io mi sono divertita da pazzi (leggendo la recensione, il film mica so se vado a vederlo...).


 



di
Daniela_Elle

ATTENZIONE: IL CONTENUTO DI RIVELAZIONI E' ENORME - SIETE STATI AVVERTITI. TUTTI.

Detto che alcuni giornalisti son gente che se gli dai il mottarello, si rabboniscono (all'intervallo tra il primo e il secondo tempo, chili di gelato aggratis), il pettegolezzo che gira sul fatto che arrivano gli ALIENI nel quarto Indiana Jones e metti-tu-a-caso-una-reliquia-da-cercare, è vero. La prima parte è la migliore. Ci siamo. Si va. L'onore è salvo.
La seconda è allungata nei tempi e nella brodaglia. Non so a un certo punto mancava il bambino di Intelligenza Artificiale che diceva: "Vedo i morti, e siete VOI, coglioni!"
Vanno tutti dove ci sono le piramidi di Sailcazzomaya e cercano il luogo preposto alla custodia dei tredici teschi di cristallo, rimasti dodici, ove riporre quello mancante. Dopo trabocchetti vari eccetera eccetera trovano la sala e c'è anche Luoise Brooks/Blanchett che li segue perché l'amico bastardo traditore recidivo, lascia dei segnalatori a lei, la cattiva che vuole TUTTO il sapere degli Alieni.
Mettono il teschio sull'ultimo scheletro di cristallo e si attiva un meccanismo, tutto gira (comprese le scatole) e i tredici diventano uno e guardano la cattiva col caschetto che vuole tutto e la BRUCIANO col pensiero.
Poi gli altri si salvano e l'ASTRONAVE parte.  Indiana Jones dice "Ah ma dove andranno?"
Gli Alieni rispondono "Aho, abbiamo parcheggiato in seconda fila, ce dovemo sposta'!"
Sì va bene sei Spielberg e allora ci sai fare da dio tecnicamente (vedasi la prima parte) ma tu George Lucas la devi smettere di vedere Voyager con Roberto Giacobbo (ossessionato dai teschi di cristallo, l'area 51) perché TI FA MALE.
Alla fine Indiana Jones si sposa e va in farmacia a prendere il Viagra.
Amen.

 

 

 

 

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mercoledì, 21 maggio 2008, ore 09:42
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maurizio matrone e daniela_elle su radionation


nella foto Maurizio Matrone



DOPO CI PORTAVAMO A PRENDERE UN CAFFÈ.
(Dialoghi per poliziotti e barboni)

 
- …No agente, te non è che puoi prendermi e portarmi via in questura. Mi devi prima prendere.
- Veramente ti ho già preso.
- Sì, ma io non scappavo. Capisci, agente, che è molto diverso.
- Lo so, ma io ti devo portare via lo stesso.
- Lo so agente, ma però non mi hai mica preso.
- Eh, non t’ho preso perché eri già qui.
- No, non hai mica capito. Se non mi prendi non mi puoi portare via. E’ la legge.
- Ma che legge e legge! Ecco, ti prendo, contento? E adesso prendi la tua roba che ti porto via.
- Via in questura?
- Ma no, via da qui. La gente non ti vuole vedere e io ti devo portare via.
- Ma perché devi portare via me con tutti i ladri che ci sono in giro, pensa a portare via quelli.
- Perché adesso ho preso te.
- Ma con tutti i delinquenti che ci sono in giro proprio me, dico proprio me mi devi prendere?
- Ah, vedi che t’ho preso?
- No, ho sbagliato, volevo dire proprio a me mi devi portare via e invece non porti via tutti quei negri che sono in giro?
- Se ti dico che devi venire via devi venire via.
- Io lo so perché mi vuoi portare via.
- Ah, sì?
- Perché sono brutto.
- Ma no, va là.
- Perché puzzo.
- Dài, muoviti.
- Ho, capito, aspetta: perché sono diverso.
- Ah, sei un filosofo.
- No, me l’ha detto l’assistente sociale.
- Oh insomma, poche pugnette e meno Tavernello, prendi e vai!
- Vedi che adesso devo prendermi e portarmi via da solo?
- Forza!
- Vedi che avevo ragione io? Vuoi un goccio?
- Suuuu!
- Vedi che alla fine la legge sta dalla mia parte? Se non mi prendi non puoi portarmi via quindi io mi prendo e mi porto via da solo. Siete duri voi agenti eh, a volte ci capite meno dei carabinieri, eh? Siete duri. Allora io vado eh?
- Vai!
- Siete proprio dei duri…
- Sì. Vai.
- Però avete il cuore tenero…
- Sì. Vai, però.
- Però scusa agente, ma perché non posso stare qui, dormo, che fastidio do?
- Che ne so: magari russi troppo forte. Dài. Vai.
- Guarda che io non russo, forse delle volte parlo nel sonno, ma non russo. E poi io non ho mai ammazzato nessuno e poi adesso dove vado a dormire?
- E che ne so, vai al Sabatucci…
- Eh, al Sabatucci ci vai te…com’è che ti chiami, te?
- …
- No, dico, scusa collega, non è che possiamo star qui a farla lunga, se no quando la finiamo? Sai quanti ne abbiamo stamattina? Mandalo via e fai poche pugnette anche te. Oh, te. Vacca miseria. Prendi e porta via, capito?
- Va bene, bastava dirlo. E’ il tuo collega che è un po’…
- Hai visto? Bastava poco. Tu invece lì a parlare, a fare pugnette… Calci nel culo e via! Ti devo insegnare tutto!
- No, scusa collega, non è che volevo fare delle pugnette è che… alla fine dico io, cazzo ci stiamo a fare noi qui a portare via della gente che dorme, rutta, puzza e scoreggia? Cosa ce ne frega? Non è meglio che facciamo, che so, sventiamo una rapina, blocchiamo un ladro…
- Eh… La vuoi una sigaretta?
- No, lo sai, non fumo… Capito? Perché non stiamo in giro a fare il servizio che dobbiamo fare invece di…
- Eh… Lo vuoi un caffè?
- Un caffè?
- Eh!
- Ma sì, va là, offri te?
- No, offre chi fa le pugnette.
- Già, alla fine ogni scusa è buona per non pagare.
- Non è una scusa: io qui ho due baffi e tu neanche uno.
- Che c’entra?
- Io sono il tuo capopattuglia e tu sei un pinguino, quindi devi pagare.
- E tutti gli altri barboni da portare via?
- Quali? Te li vedi? Io no.
- Ah.
- Ah.
- E… allora capo, dove ci portiamo a prendere un caffè?
- Al solito posto, no?
 

 
 
Maurizio Matrone, 1966. Verona, Italia.
Poliziotto laureato in Pedagogia, ha pubblicato i romanzi Fiato di sbirro (1998), Il bolide fantasma (2002, per bambini), Erba alta (2003) e Il mio nome è Tarzan Soraia (2004). Scrive per riviste specializzate e antologie, teatro, saggi sul lavoro del poliziotto in materia minorile. Ha curato alcune edizioni del Police Film Festival organizzato dal Siulp di Bologna e ha collaborato con soggettisti e sceneggiatori di telefilm polizieschi (La squadra, Distretto di polizia, L’ispettore Coliandro). Ha tentato di convincere il Ministero dell’Interno a “dipingere” le auto della polizia e dei carabinieri, nell’ambito del progetto “Fai un graffito sulla tua volante”, e ha sognato a lungo di rifondare il gruppo dei Police, del quale avrebbe voluto essere la “voce”. Si sta impegnando a scrivere un nuovo romanzo poliziesco ambientato a Bologna nel caldo marzo del ’77. E'  vicepresidente dell'Associazione Scrittori del Ducato.
 Il suo ultimo romanzo è:

 


Maurizio Matrone, Il commissario incantato
Marcos y Marcos, gli alianti, 2008
pp. 208 pagine
ISBN 978-88-7168-473-4
€ 14,50

 

 

DANIELA_ELLE

Questa sera dalle 20 sino alle 21 e qualcosa, dai microfoni di Radionation, andrà in onda "Un mercoledì da leoni" gentilmente offerto da me, medesima, Daniela_Elle.
Mi preme raccontarvi dello speciale "Gomorra" tema, film e libro sul quale ci dilungheremo. E molto altro ancora.
La Musique è curata dalla sottoscritta e dal prezioso Marianz l'inrockuptible.
Le istruzioni per intervenire in diretta:

puoi ascoltare e continuare a navigare (si apre un piccolo player)

partecipare alla diretta: clicca qui e puoi entrare direttamente nel chan dedicato
 
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Seguirà podcast per eventuali ascolti in differita.
Poi non dite che non ve l'avevo detto.
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martedì, 06 maggio 2008, ore 18:55
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C'è gente che scrive e gente che parla (pure)

Domani sera (per chi legge il 6 maggio) e questa sera (per chi legge il 7) dalle 20 sino alle 21 e qualcosa, dai microfoni di Radionation, andrà in onda "Un mercoledì da leoni" gentilmente offerto da me, medesima, Daniela_Elle. Si parlerà di cinema ma anche no. Ah, c'è anche la Musica.

Le istruzioni per intervenire in diretta:

puoi ascoltare e continuare a navigare (si apre un piccolo player)

partecipare alla diretta: clicca qui e puoi entrare direttamente nel chan dedicato


 

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Seguirà podcast per eventuali ascolti in differita.

Poi non dite che non ve l'avevo detto.

 

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domenica, 30 marzo 2008, ore 21:26
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Scrivi d'amore

 

 

La nuova sfida è scrivere una lettera d'amore. Possibilmente la lettera d'amore.

Quella mai scritta o quella mai spedita o quella che spedirete o quella che vorreste ricevere. Date spazio al Cyrano de Bergerac che c'è in voi! Si parte il primo di aprile (e non è uno scherzo) e si chiude il 30 aprile. Lunghezza, due cartelle massimo, per un totale di 3000/3500 battute. Stavolta non saremo rigidissime sulla lunghezza (a meno che non giungano pamphlet)

Solita solfa: insindacabile, inossidabile, indiscutibile, infedele e iniquo giudizio delle vostre Barbara e Daniela.

Mandate la vostra lettera d’amore a  scrividamore@gmail.com .

letteredamore

La differenza tra l'amore e il sesso, è che il sesso allevia le tensioni e l'amore le provoca.

Woody Allen

 

Tutti siamo nella melma, ma alcuni guardano alle stelle. 

Oscar Wilde

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giovedì, 20 marzo 2008, ore 09:17
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la mia amica daniela losini

E' tra le finaliste qui!

E io ne sono TROPPO ORGOLIONA (non è un errore di stompa...!)

 

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sabato, 15 marzo 2008, ore 11:21
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booktrailer on tour

ticketAltre informazioni: qui!


Ed è con piacere che verrà presentato anche il nuovissimo booktrailer dell'antologia Tutto il nero del Ducato, con i racconti di alcuni membri dell'Associazione Scrittori del Ducato
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giovedì, 14 febbraio 2008, ore 14:10
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Una lettera nel cassetto

Ho indirizzato la seguente lettera a Ferrara ma potete usare un nome a caso, scegliendolo tra i Grandi Nomi che stanno affossando questo Paese oppure generalizzando il destinatario, che potrebbe essere:

Caro Moralizzatore dei miei stivali o Cara la mia Santa Inquisizione e Censura, vestita da Tutrice della Libertà.

Caro Giuliano Ferrara,

Mai avrei creduto di perdere il mio tempo indirizzandoti una lettera. Il motivo più urgente del mio uscire allo scoperto e donarti, mio malgrado, qualche minuto di gongolamento tenendoti in considerazione, arriva dalla tua pelosa, odiosa e orribile smania di potere e presenzialismo. Dall’alto della tua Grande Intelligenza, schifi il mondo mentre ti diverti a muovere i fili della tua vita e le pedine del tuo risiko personale, con Grande Noia e stupore per la stupidità umana. Essa, con così tanta indefessa perviciacia, continua a confermarti che fai bene – oh se fai bene – a combattere le tue finte e teatrali battaglie e a rotolarti nel fango della tua superbia. Perché è certa una cosa: tu non sei di questo mondo. Sei sopra a tutti noi perché tu hai percorso la strada del Grande Uomo. A cinque anni eri già pronto per le tue memorie tanto sei stato capace di capire dell’esistenza e delle umane debolezze.

Cavalchi la tua ridicola e pericolosa moratoria coi lacchè che presto ti si sono accodati, perché cavalchi, ora, l’unica battaglia possibile per raccogliere il consenso dei paurosi, dei conservatori fascisti (non nel senso storico e consueto del termine ma puramente politico). Cavalchi questi tempi oscurantisti nei quali la merda continuamo a mangiarla noi umani, mentre Tu te la ridi, in faccia alla teoria per cui il popolo, la massa, la paura, la rassegnazione e il terrore del cambiamento mettono a tacere ogni fiato di ribellione. Tu lo sai e domi il purosangue di una lotta della quale non te ne importa un fico secco: perché sei uno che rapina menti senza cassaforti per i propri pensieri.

Dici di voler difendere la Vita mentre ridi delle pecore che ti seguono dietro il tuo abito talare da ececutive della morale. Io mi ricordo di te quando conducevi Radio Londra e te la prendevi con le ingerenze Vaticane; io mi ricordo di te che con fare elegante e piccato (quando ci vuole l’ira è il miglior deterrente per chi ti accusa di essere un voltagabbana) lanciavi i tuoi strali contro le limitazioni delle libertà. Eh sì, generalizzo.

Mi ricordo anche che ogni volta che si presenta il momento del voto e di condurre una campagna elettorale, le parole son sempre quelle : tasse, 194, riforme, lavoro.

Questa volta, però, non suonano retoriche e funzionali ai tuoi discorsi. Come diceva quello, se una mattina un cretino dice che devono morire tutti quelli con gli occhiali non va bene, ma è uno solo. Quel che NON va bene, sono i pazzi che lo seguiranno. Così, se tu avessi gettato nel vento la tua magniloquenza sui feti che son vita eccetera eccetera e fossi stato dimenticato dopo due ore, come è giusto che sia, ci si sarebbe indignati, ma poi l’uragano dell’oblio avrebbe fatto il suo giusto corso. Invece orde di impauriti e somari, orde di bramosi di visibilità ti han seguito: la Binetti (che Dio l’abbia in gloria lei e il suo simpatico cilicio) e Adinolfi il più ridicolo di tutti il giovane vecchio che dice cose da monarca, ti hanno sposato finché altra Idea Geniale non vi separerà.

Io mi pento solo di una cosa: di non averti ignorato come ho fatto sin d’ora – ma il mio senso di indignazione è implacabile, spazza qualunque mia remora di comportamento e buon senso. Lo stesso senso di essere umano che ti vorrebbe sputare in faccia e prendere l’ergastolo del pubblico ludibrio, perché sarebbe l’unica condanna che sopporterei rispetto a un vigliacco silenzio asservito all’acquiescenza.

Daniela L

 




libera donna - petizione

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti,
ora basta!
L'offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

Si firma qui

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martedì, 29 gennaio 2008, ore 17:34
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PiĂą di mille parole

snoopy-writer
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martedì, 15 gennaio 2008, ore 22:13
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Diamo alla storia quel che è della storia

Io e Barbara ci siamo conosciute nel 1994.
Se non era il 1994 era 1993. Se fate il conto degli anni vien fuori un adolescente bello che fatto. Ossignur.
Davide Pinardi teneva un corso di scrittura e giornalismo e lì avvenne il nostro primo approccio amicale. Ero seduta poco distante dalla finestra, lei era avanti di qualche banco - il corso si tenne per circa sei mesi in una scuola media di Via della Moscova - e mi dava la schiena quando, temperatura esterna meno 30 gradi, qualcuno fu colto dalla genialata di spalancare il davanzale.
"EEEEEEh ho appena avuto la FEBBRE!"
E mi son trovata 'sta qua che mi sgridava così di punto in bianco. Ora voi dovete sapere che, per non so quale motivo, se mi succede di transitare o stanziare in un luogo con altre persone e capita qualcosa, gli astanti guardano prima di chiunque altro, me. (Eh no belli c'ho tanti difetti ma non la paranoia.)
Insomma io questa ragazza con gli occhi color carbone la soppeso con lo sguardo e decido di chiudere la finestra perché avevo visto fuori un tricheco che prendeva la rincorsa per imbucarsi e dico:
"La chiudo ma io odio il freddo, quindi..."
Lei rabbonita quei due micron, ha abbozzato.
Poi è andata che il Pinardi ci assegnava dei compiti. Tipo scrivere racconti brevi, brevissimi e pure dei compiti di gruppo così io e la Garlaschelli ci siam trovate a farli assieme questi compiti e a disturbare tutti con la nostra allegria (quanti scribacchini/scrittori allegri, conoscete? fuori i NOMI) con la classe tutta che era pure un po' invidiosetta delle nostre ridacchiate. Tant'è che un giorno il Pinardi (lui, che ancora oggi ci scrive e ci dice che è molto orgoglioso di noi) è arrivato a formulare la seguente frase contentando tutti : "Io vi divido!"
Ce ne avrei tante da raccontarvi di cose che io e lei in quei sei mesi (che sono stati una specie di imprinting per la nostra amicizia) e negli anni a venire (e divenire) abbiamo condiviso e vissuto che ci riempirei pagine e pagine. Non da ultima - rimanendo a quel periodo iniziale - la grande idea di tale F. che faceva l'ammericano tutto marketing presentescion, il quale suggerì di presentarsi uno a uno, alzandosi pure in piedi. Al che la Garlaschelli disse subito "Vostro onore mi oppongo ché io rimango seduta!" e aveva anche ragione, dico io.
Dal canto mio penso di non aver mai detestato uno sconosciuto in quel modo, difatti quando è stato il mio turno ho detto "Mi chiamo Daniela Losini e son qui per sbaglio." Che poi a pensarci bene è un po' il motivo per cui tutti siamo qui.
Quel che voglio dire è che se abbiamo cominciato condividendo i nostri racconti brevi, abbiamo (ri)trovato di nuovo in un'altra veste (indovinate un po' chi le ha rotto le scatole con la frase apriunblog apriunblog apriunblog) questa reciproca attitudine, leggendo i vostri.



ps per Barbara tu sai che il prossimo natale
riprendiamo la tradizione del librino
natalizio, vero?

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