favola | BARBARA GARLASCHELLI

mercoledì, 28 maggio 2008, ore 15:47
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Questo non è un falso. L'autrice è una mia amica. Ha undici anni. E io l'adoro.






di

MARA D.L.

Cappuccetto comunista_1

 

Cappuccetto comunista_2

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sabato, 08 marzo 2008, ore 10:46

Ho fatto di mia figlia un essere di carta

di
Philippe Forest
ed. Alet
p. 347; €. 17,00

E' impossibile per me, raccontare questo libro. Straziante e meraviglioso, che attrae e respinge come una favola nera. Solo che non si tratta di una favola, ma di una storia vera. Dove c'è una famiglia, composta da un padre, una madre e una figlia. Pauline ha tre anni e le scoprono un  tumore osseo. Dal quel giorno inizia il viaggio allucinato e allucinante della famiglia, di questi tre esseri umani,  verso la Perdita. L'Abbandono.
Non c'è consolazione in questo libro. Non c'è la facile commozione di una storia dolorosa. C'è la riflessione lucida e devastata di un padre che racconta la lenta agonia di una figlia, la sua indomità vitalità, la sua ingenua curiosità e fame di storie.
E ci sono storie dentro le storie.
C'è la Letteratura, con la sua grandiosa, inutile bellezza.
Inutile di fronte all'ineluttabilità della morte.

Tutti i bamini tranne uno, crescono, così inizia Peter Pan, la favola più amata da Pauline, che scandisce tutti i capitoli del libro. Tutti bambini tranne uno. Uno che è tanti. Tutti quelli che se ne vanno.

"Ero immobile al sole su quel marciapiede anonimo in un quartiere sperduto. Fumavo il mio sigaro. (...) Le parole che dicevo facevano una piccola litania assurda che non rivolgevo a nessuno. Allora mi sono reso conto che in realtà era Pauline che io pregavo. 'Non lasciarci, bimba bella, aspetta ancora un poco, hai tanta fretta? L'ultima partita prima di dormire, l'ultimissima, dai,  per favore! Lo vedi, stasera sono io a chiedertelo. Non può essere già ora di andare a letto. Guarda come è alto il sole in cielo, guarda come si rifiuta di coricarsi. Giochiamo ancora un poco prima del grande nascondino delle ombre, quando mi darai appuntamento nei sogni, quando ci aspetteremo a vicenda ai due lati dellla soffice frontiera di neve del risveglio. Camminerai nel sole. Con la mano mi farai segno da lontano. Sorriderai senza avvicinarti. Ogni tanto dirai qualche parola e non mi scivolerai tra le braccia. La tua testa è posata sul cuscino di fiori. Hai sonno. Ma non puoi addormentarti perché il libro che mi hai chiesto non è ancora finito. Guarda quante pagine ci mancano. Posso leggere fino all'alba e poi fino a sera. Non devi chiudere gli occhi...' ".

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mercoledì, 27 febbraio 2008, ore 10:16
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STORIA DELLE TRE STREGHE CATTIVISSIME

di
ANNAMARIA TESTA


C’erano una volta tre streghe cattivissime che si chiamavano Puzzina, Muffina e Schifina.
Muffina aveva la pelle verde e un vestito marrone lungo fino alle ciabatte pelose. Era una Strega del Frigorifero: faceva marcire i limoni e i formaggi e ammollare le carote. Schifina era una Strega degli Armadi: copriva tutto d’unto e di polvere, spandeva tarme e ragnetti arancione come i suoi capelli e aveva scarponi pesantissimi per stropicciare meglio la biancheria. Puzzina era una Strega degli Angolini Bui: era alta alta e magra magra, e il suo naso appuntito riusciva a cacciarsi dovnque seminando caccole.
Le tre streghe erano amiche. Ciascuna di loro aveva un bambino.
Mino Muffino era tondo e verde come la mamma e andava matto per le cose marce. Fino Schifino aveva i capelli arancione e adorava i ragni. Pino Puzzino aveva il naso a punta e, piccolo com’era, sapeva produrre caccole gigantesche. Anche i tre bambini erano amici. Tutti i pomeriggi, dopo aver faticato per mettere ogni casa del quartiere in perfetto disordine, le tre mamme portavano i bambini ai giardinetti, raccomandavano loro di comportarsi male e poi si sedevano su una panchina a chiacchierare e a farsi un sacco di complimenti.
-Oh, signora Schifina, il suo Fino oggi è proprio sporco, che bello!-
-Grazie, grazie signora Puzzina! Lo sa che il suo Pino ha regalato una caccola per ciascuno a Fino e Mino?-
-Sì, sì, e loro gli hanno dato un pugno sul naso e un calcio nel sedere!-
Le tre mamme si congratulavano e sospiravano:- Che bravi bambini!-
Tutto cambiò il 20 marzo, quando apparve ai giardinetti Gioia Vera Primavera insieme al suo papà, il professor Primo Primavera. Quando Fino vide Gioia Vera le sporcò di terra il vestito, ma lei gli fece un sorriso. Pino le riempì di caccole la Barbie e Gioia Vera gli diede un bacio sul naso. Mino le mise un rapanello marcio nella merenda e lei gli offrì una cicca alla fragola. Quando i tre cercarono di farla scivolare nel fango, Gioia Vera saltò via come una farfalla, poi corse dal papà e gli chiese di invitare i nuovi amici per la sua festa di compleanno, il giorno dopo.
Le streghe erano disperate: a che cosa erano serviti anni di ottima maleducazione? Davvero a quella stupida bambina bionda e rosea piacevano Fino, Mino e Pino? E anche al suo papà? Che vergogna!
Dovevano dare una lezione a tutti e due. La mattina dopo si trovarono davanti alla casa del professor Primavera. L’avrebbero preparata bene, quella casa, per il compleanno del pomeriggio. Sì, proprio conciata per le feste.
Entrarono in punta di piedi: ma mentre Muffina stava per guardare nel frigo e Puzzina cominciava a cacciare il naso negli angoli, come dal nulla apparve il professor Primavera.
-Che bella sorpresa, signore- disse- vi offrirei un caffé, ma la casa è un disastro e non c’è neanche una tazzina pulita. Del resto, a me piace proprio così. Anzi, adesso vado a mettere ancora un po’ in disordine per la festa.-
Fu allora che le tre streghe si lanciarono uno sguardo d’intesa: idea! Appena il professore sparì cominciarono a pulire dappertutto. Muffina preparò una torta alla panna, freschissima, e Puzzina mise fiori dovunque. Poi tornarono a casa e lucidarono bene anche i loro bambini. La festa fu meravigliosa. Il professore, stranamente, continuava a ridere sotto i baffi.
 
 
 
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